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Hotel Rigopiano, lo zio di Samuel: “Mio nipote ha trovato la famiglia della Polizia”

Ad un anno di distanza dalla tragedia dell’hotel Rigopiano che ha fatto 29 vittime e 11 superstiti, parla Alessandro di Michelangelo, poliziotto, zio e tutore del piccolo Samuel rimasto orfano dei genitori.

Il bimbo è scampato alla tragedia, estratto vivo dai soccorritori dopo due giorni. Suo papà, Dino, morto assieme alla moglie Marina, faceva il poliziotto proprio come lo zio.

In questi mesi moltissimi sono stati gli episodi di denuncia nei confronti di mancanze vere e presunte da parte degli enti statali non solo nei soccorsi ma anche nel successivo sostegno alle vittime coinvolte, a chi è sopravvissuto, ai famigliari.

Alessandro Di Michelangelo, zio del piccolo e poliziotto è stato intervistato dal quotidiano.net, che ringraziamo

 

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dino e marina

 

Nella tragedia abbiamo trovato una luceracconta il poliziottoQuesta grande famiglia, la polizia di Stato. Può essere visto come un luogo comune, non è così.

Abbiamo sentito subito la solidarietà, hanno fatto quadrato attorno a noi. Dal primo momento mi sono accorto che non saremmo mai stati soli.

Samuel ha il lavoro del babbo che lo sorreggerà. Mi dispiace per gli altri. Sono diventati nipoti anche loro, sono tutti nel mio cuore“.

Va avanti nel raccontoNella camera ardente e poi a casa ho visto arrivare le più alte cariche della polizia. Colleghi che quasi neanche conoscevo. Hanno fatto quadrato attorno alla mia famiglia e a questo figlio.

 

 

A marzo, dopo aver istituito il conto pupillare del minore, c’era già la pensione di mio fratello e un trattamento di fine servizio. Soprattutto Samuel è stato inserito in un programma di assistenza e protezione degli orfani della polizia”.

Poi, la scelta della Polizia. Prima fu proprio Alessandro che al giornale racconta del fratello scomparso “(Dino nb) si innamorò della Polizia vedendomi e sentendone parlare in casa. Io sono entrato dopo gli attentati di Falcone e Borsellino.

Ci siamo ritrovati vicinissimi. Io a Piacenza, alla stradale. Lui a fare il corso a Brescia. Una notte arrivò in stazione con la sua valigia e lo accompagnai a scuola“.

A chi mi chiede come andrà a finire, se finirà… all’italiana, rispondo pensando al mio lavoro da poliziotto.

 

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Anni e anni di indagini. L’impegno e la passione dei miei colleghi mi hanno sempre spronato anche nei momenti di delusione e sconforto perché sembrava che i risultati non arrivassero. Mi dicevano, non mollare, andiamo avanti.

E tante volte è successo così. Sembrava tutto finito, poi arrivavano le svolte e si riusciva a dare giustizia. Ho fiducia.

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