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Allo studie ipotesi per l’abolizione della tassa sulla salute. L’idea, scrive il Corriere della Sera, è far pagare un po’ di più i ricchi così da garantire l’assistenza sanitaria ai redditi più bassi

Potrebbe presto arrivare un giro di vite per quanto riguarda l’assistenza sanitaria e i ticket. Il meccanismo introdotto nel 1982 dal governo de Mita per garantire la compartecipazione dei cittadini alla spesa pubblica sanitaria che in quegli anni stava implodendo, sarà oggetto di un incontro tra le Regioni e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Si tratta di un gettito annuale di circa 3 miliardi di euro sugli oltre 113 miliardi del fondo sanitario nazionale, ed è una tassa gestita in autonomia dalle Regioni.

Diverse gli argomenti sul tavolo, uno in particolare più importante degli altri: l’ipotesi di revisione delle sogli di esenzione, che potrebbero modificare la platea dei beneficiari. L’idea del ministro Lorenzin, scrive il Corriere della Sera, è quella di abolire i ticket, considerato che ormai il sistema è tornato in equilibrio e che la tassa sulla salute “sta diventando un ostacolo insormontabile per l’accesso alle cure delle categorie più deboli della popolazione”.

Si tratta di un gettito annuale di circa 3 miliardi di euro sugli oltre 113 miliardi del fondo sanitario nazionale, ed è una tassa gestita in autonomia dalle Regioni. Un’idea che sembra riscuotere il consenso di governatori regionali, che però chiedono misure “compensative” per evitare aggravi di spesa a loro carico.

Allo studio anche una modifica del sistema delle detrazioni fiscali per farmaci e spese mediche, scrive il Corriere. Oggi tutti i contribuenti possono detrarre dalle imposte versate il 19% di queste spese. L’idea è di modificare le aliquote in funzione del reddito personale, annullando la detrazione per i redditi oltre una certa soglia.

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