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“Sono buddista, credo nella circolarità delle cose – prosegue Alan Sorrenti – Avevano dei volti così belli, si vede che erano bravi ragazzi che credevano profondamente nella loro missione e la affrontavano con gioia. Purtroppo, poi ci sono atti di follia, imprevedibili e ingestibili ma su cui la società dovrebbe interrogarsi profondamente. C’è una rabbia incontenibile che se non viene riconosciuta e incanalata, trova fughe e gesti incontenibili”.

“In questo senso, è vero che questi ragazzi sono vittime di un sistema che non funziona – conclude il cantautore – L’unica cosa che posso dire davanti a tanta sofferenza che ha colpito amici e familiari è che mi piace pensare che quella mia canzone li abbia avvicinati alle stelle, nel senso più bello e alto” – TriestePrima

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