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I dirigenti scolastici denunciano il mancato allineamento delle loro retribuzioni a quelle di tutti gli altri dirigenti dello Stato.
La clamorosa iniziativa del sindacato Dirigenti scuola a partire dal 22 maggio, ma anche le altre sigle hanno proclamato lo stato di agitazione. Presidi in sciopero della fame. La clamorosa iniziativa è stata decisa e annunciata dal sindacato Dirigentiscuola (Disconf-Confedir) che raccoglie oltre 500 aderenti. E che dallo scorso mese di ottobre siede al tavolo negoziale, essendo uno dei sei sindacati nazionali rappresentativi dei dirigenti scolastici.
Dal 22 al 26 maggio i capi d’istituto aderenti al sindacato in questione daranno vita a sit-in di protesta davanti alla sede del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, con sciopero della fame, della sete e incatenamento. Oltre che a manifestazioni regionali. E se nessuno li ascolterà, “l’azione di protesta continuerà, se necessario in modo ancor più incisivo, fino a quando non sarà verificata la concreta volontà delle Istituzioni per la soluzione delle significative, ed oramai incancrenite, problematiche” relative ai capi d’istituto italiani. Di quali problematiche si parla? Dirigenti-scuola, in un comunicato, fa riferimento a una “categoria professionale maltrattata dal proprio datore di lavoro e dalle Istituzioni”.

Ecco per quali ragioni. Negli ultimi anni le responsabilità e il carico di lavoro degli 8 mila presidi italiani sono aumentate in maniera abnorme senza nessun corrispettivo economico.

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