Senato manda a processo Salvini

Il Senato ha votato a favore dell’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il caso Open Arms. Nell’agosto del 2019, quando il leader della Lega era ancora ministro dell’Interno, la nave della Ong spagnola rimase in mare per 19 giorni con 150 migranti a bordo: dopo averne ostacolato lo sbarco, Salvini fu accusato di sequestro di persona plurimo aggravato e rifiuto di atti d’ufficio. I voti a favore della relazione della Giunta per le elezioni sono stati 141 e non hanno, quindi, raggiunto la quota necessaria, cioè la maggioranza assoluta pari a 160, perché il parere della Giunta, che voleva negare l’autorizzazione, fosse confermato. Contrari alla relazione della giunta 149 senatori, un astenuto.

“Sono assolutamente tranquillo e sereno, le carte parlano chiaro. Vado in quell’Aula a testa alta”, aveva detto ieri Salvini, chiamando in causa anche gli ex alleati di governo: “Voglio vedere se i Cinque Stelle diranno che erano d’accordo, come è scritto nero su bianco, o se vogliono andare avanti con un processo politico”.

Cosa ha detto Salvini in Senato
“Di tutta questa vicenda mi rammarico ancora di dover spiegare ai miei figli del fatto che andrò a processo per aver difeso i confini e aver esercitato il mio dovere da ministro. Quello che è successo è agli atti, è tutto scritto. Questa è una nave pirata, che ha raccolto immigrati in acque libiche e maltesi. Aveva diritto di avere a bordo 19 persone, e invece è arrivata ad averne 150. Se c’è qualcuno che ha commesso un crimine e ha messo in pericolo la vita di queste persone è il comandante di questa nave, non un ministro che ha difeso il suo Paese”, ha detto oggi Salvini prendendo la parola in Aula. Fuori da Palazzo Madama, parlando con i giornalisti, il segretario del Carroccio ha detto: “Questo è l’unico caso di un ipotetico sequestro di persona in cui l’ipotetico sequestrato aveva tre vie d’uscita per scappare dal sequestro e le ha rifiutate tutte e tre. Quindi è un sequestro bizzarro. Spiegherò in tribunale quello che è evidente”. Salvini ha poi aggiunto di non temere una condanna, contando “che ci sia un giudice diverso da un Palamara qualunque”. Per poi sottolineare che sarà mandato a processo solamente per il fatto di chiamarsi Matteo Salvini.

 

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