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Era già stato arrestato qualche settimana fa Ndiaye Migui. Stesso reato: resistenza. Anche allora aveva reagito con violenza davanti ai poliziotti per tentare di sottrarsi a un controllo. Fermato, era finito davanti al giudice. Ma l’udienza di convalida del fermo per Migui, il senegalese che qualche giorno fa ha aggredito due agenti delle volanti e un vigilantes, in uno dei depositi di Esselunga, a Torino, si era conclusa con la scarcerazione. L’episodio era stato raccontato da Carlotta Rocci sull’edizione locale torinese di repubblica. In queste ore però emergono dettagli davvero sconcertanti circa alcuni retroscena, ne parlano Libero Quotidiano, di cui riportiamo una parte di seguito, e Il Giornale

Emergono accuse gravissime contro il magistrato che aveva fatto rilasciare Ndiaye Migui, il senegalese che a Torino aveva aggredito due poliziotti con una spranga di ferro e rapidamente messo in libertà dal pm con “una semplice telefonata”. Sull’uomo pendevano già due provvedimenti di espulsione, ma prima di riuscire ad arrestarlo definitivamente con l’accusa di tentato omicidio, risalite all’identità dell’uomo è stato un compito difficilissimo per gli agenti, complicato dall’atteggiamento dello stesso magistrato al quale avevano chiesto collaborazione.

La denuncia arriva dalla pagina Facebook “Parole in Giacca Blu”, dove è stato pubblicato un lungo post del capopattuglia che quel 29 marzo ha arrestato il senegalese che parla “vergognosa vicenda”. Migui è stato faticosamente portato in questura per l’identificazione, ma “pur capendo perfettamente l’italiano – scrive l’agente scelto – si rifiutava categoricamente di declinare le proprie generalità, mettendo in atto un susseguirsi di insulti conto Salvini, la Polizia di stato e il sottoscritto”.

QUI IL POST DI PAROLE IN GIACCA BLU

QUI L’ARTICOLO DI LIBEROQUOTIDIANO

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