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Nella giornata di ieri è stato ricordato in Questura a Teramo il 42esimo anniversario dell’uccisione dell’Allievo Sottufficiale Settimio Passamonti, lo riporta il quotidiano locale cityrumors.it che scrive

Uno dei tanti assassini che hanno costellato gli “anni di piombo”: nel pomeriggio del 21 aprile 1977, nei pressi di Roma alcuni giovani appartenenti all’area della “Autonomia” aggredirono le forze di polizia che, al mattino, avevano realizzato lo sgombero della Università da essi occupata. Il 22enne moscianese era un allievo sottufficiale di pubblica sicurezza ed era entrato nella scuola allievi sottufficiali di Nettuno. La mattina dell’omicidio la polizia sgomberò l’Università di Roma occupata dagli studenti di area Autonomia. Nel pomeriggio gli autonomi ingaggiarono una delle “battaglie” più cruente con le forze di polizia, prima nella zona universitaria e successivamente nel quartiere di San Lorenzo, con lancio di bottiglie molotov e anche armi da fuoco. Il povero Passamonti fu colpito da due o tre colpi di pistola morendo sul colpo e il collega, l’agente Antonio Merenda, fu colpito al volto. Anche altri agenti di polizia furono feriti insieme alla giornalista tedesca Patrizia Bermier. Alla sua memoria è stata dedicata la via principale della sua città natale; la sede della Questura di Teramo è stata intitolata alla sua memoria; mentre a Roma, tra l’università La Sapienza e il cimitero del Verano, è stato intitolato un largo Settimino Passamonti.
Di seguito, parte di un bellissimo articolo dal sito CADUTI POLIZIADISTATO che potete reperire per intero sul sito stesso

Si era svegliato presto, Settimio Passamonti, appena rientrato da una settimana di vacanza in occasione della Pasqua trascorsa con la sua famiglia. Assieme ai colleghi della 3^ compagnia aveva fatto colazione nella mensa di servizio e poi tutti assieme erano saliti sui torpedoni che li avevano portati a Roma mentre il cielo ancora albeggiava. Neanche il tempo di ricevere le disposizioni da parte dei funzionari, che dall’università arrivano le prime sconfortanti notizie: una giornalista americana, Patricia Barnie, che si era avvicinata ai cancelli dell’ateneo per assistere a un’assemblea improvvisata per documentarne i contenuti, era rimasta ferita alla gamba da un colpo di pistola esploso da un gruppo di autonomi che non avevano “gradito” la sua presenza: si guadagnerà una prognosi di 60 giorni salvo complicazioni. Un brutto affare.

Partono le cariche, il grosso dei manifestanti sembra disperdersi nel dedalo di strade che circondano l’università. Da quel momento la giornata si trascina tra una scaramuccia e l’altra: la tensione sembra allentarsi, molti degli studenti capiscono che non è la via dello scontro fisico la più idonea ad essere percorsa e una delle prime “radio libere” consiglia loro di radunarsi alla facoltà di  Architettura per un dibattito. 

Ma ci sono ancora loro, gli autonomi. 

Alle 14:20 ricompaiono più agguerriti che mai: lanciano le prime molotov, forse anche una bomba-carta che manda in frantumi alcune vetrine; si sentono ancora colpi di pistola e il sibilo sinistro dei proiettili fa capire che la storia è ben lontana dall’essere conclusa. Del resto la Polizia lo sapeva già da prima: gli autonomi sono imbruttiti dalla morte dello studente Pierfrancesco Lorusso, ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere nel corso di una manifestazione di piazza avvenuta a Bologna l’antecedente 11 marzo. Cercano vendetta.Altre cariche, altro fuggi-fuggi. Quando la situazione sembra essersi nuovamente stabilizzata, il contingente di cui fa parte  Settimio Passamonti riceve l’ordine di sgomberare la strada da quattro veicoli dell’ATAC abbandonati precipitosamente dai loro occupanti. I ragazzi si avvicinano ai mezzi pubblici, ma ecco che un nuovo gruppo di scalmanati travisati da passamontagna ricompare improvvisamente da sotto i portici. La tecnica guerrigliesca di Valle Giulia di quasi un decennio prima non deve avere insegnato molto perchè i poliziotti vengono colti di sorpresa da un nuovo lancio di molotov. E da una grandinata di proiettili.  

Improvvisamente da via Marracini si stacca un giovane vestito di nero che si apposta dietro una “Cinquecento” azzurra: ha in mano una grossa pistola, forse una Luger, prende la mira e spara: a terra restano tre agenti e un carabiniere. Uno degli agenti è proprio Settimio Passamonti che muore lì, in mezzo a una strada, in via Stintino, colpito da due proiettili al torace. Un testimone dirà: “L’ho visto girar su se stesso come un birillo e cadere a terra senza un grido”. Pare anche che ci sia un altro morto, l’allievo sottufficiale Antonio Merenda che cade a pochi passi da Settimio in un lago di sangue: un proiettile lo ha centrato al volto entrando in bocca e conficcandosi nel cranio proprio a ridosso di una delle vertebre cervicali. Il poliziotto si salverà, un autentico miracolato.

Settimio Passamonti? Era un giovane poliziotto originario di Roseto degli Abruzzi, vicino a Teramo, ove era nato il 20 luglio 1954. Rimasto orfano del padre, si era stabilito con la madre e cinque fratelli a Mosciano Sant’Angelo. Nel 1973, appena compiuti i 18 anni, si era arruolato nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza frequentando il corso di formazione presso la Scuola Allievi Guardie di Trieste. LEGGI TUTTO L’ARTICOLO SU CADUTI POLIZIADISTATO

FONTE: CADUTI POLIZIADISTATO
FOTO: L’UNITA’ e GIULIANOVANEWS

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