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“Un giorno ha preso l’acido che usavamo per sgorgare i tubi della pescheria, ‘guarda che ti do’, ha detto versandomelo sul viso”. Filomena è stata trasportata in ospedale in codice rosso mentre la faccia che i suoi figli amavano le scivolava via e gli occhi si trasformavano in due fessure bianche. ‘Mamma, riesci a vedermi?!’, le chiedeva suo figlio tra le lacrime mentre dolori lancinanti le ricordavano che quello non era un sogno, ma il momento in cui la sua vita cambiava per sempre. Questo, per Filomena Lamberti è stato il prezzo per la fine di un matrimonio che felice non lo era stato mai. Esattamente, quel tentativo di affrancarsi dal compagno di 38 anni di vita le è costato l’accorciamento di un braccio, ridotto dall’acido a un tizzone bruciato e una catena di interventi chirurgici che le hanno consentito di ricostruire in parte il suo aspetto. Lui, Vittorio Giordano, il carnefice, ha patteggiato una pena di 18mesi di reclusione per lesioni personali.

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“Ai giudici il mio ex marito ha presentato una lettera di scuse, all’interno della richiesta di patteggiamento – dice Filomena a Fanpage – peccato che qualche tempo dopo abbia dichiarato davanti alle telecamere che lo rifarebbe”. Le telecamere a cui Filomena, oggi 59enne dal volto segnato di sopravvissuta, fa riferimento, sono quelle del Le Iene, che lo scorso maggio intervistarono un Giordano tutt’altro che pentito. Arrabbiato, invelenito, se possibile, con quella donna a cui ha stravolto la vita e l’identità, Vittorio oggi conduce una vita da ‘nullatenente’ (così ha dichiarato l’ex titolare della pescheria che ha scontato 18 mesi senza versare risarcimenti) mentre Filomena si arrangia con la pensione per tirare avanti.

“Vivo in una delle case della IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) a Salerno, dove mi aiutano i miei figli, arrivare a fine mese è dura”. L’INPS, infatti, che le aveva riconosciuto una pensione di 280 euro per l’invalidità scaturita dalle lesioni, le ha sospeso anche questo contributo, mentre Filomena continua a entrare e uscire dagli ospedali per dolorosi e necessari interventi chirurgici. “Si potrebbe fare molto di più (si riferisce al suo aspetto, ndr.) ma dovrei sottopormi a operazioni costose all’estero e non ne ho la possibilità.

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“Un crowdfunding? No, io vado avanti con le mie forze” risponde fiera quando le si chiede se non voglia percorrere la strada della solidarietà. Da orgogliosa donna del Sud, Filomena rifiuta l’idea di ‘chiedere’, soprattutto perché non dovrebbe: “Non sono i miei concittadini che devono occuparsi della mia condizione, ma lo Stato, lo Stato ha un debito con me”. Grama, dolorosa o faticosa che sia, questo si capisce, per Filomena la vita è comunque un grande dono. “Non cambierei niente, per troppo tempo ho avuto paura di mio marito, oggi sono felice di andare avanti libera da lui, anche così”. La bellezza e la gioia dei suoi occhi verde ambra, risparmiati dall’acido, lo confermano.

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