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I risultati di uno studio sul fenomeno che costa allo Stato più di ottocento milioni di mancati introiti. A Napoli un pacchetto su tre è di provenienza illecita

Roma. Ci sono gli interessi di gruppi terroristici internazionali, oltre a quelli tradizionali delle organizzazioni criminali, dietro il contrabbando di sigarette in Italia. E’ questa una delle ipotesi più accreditate degli investigatori, raccontata in un interessante studio che fotografa il fenomeno nel nostro paese individuando rotte, punti di transito, luoghi di consumo. E costi per l’erario.

I 4,6 miliardi di sigarette illegali consumate in Italia nel 2015 – che rappresentano il 5,8% del consumo totale – hanno infatti causato un “buco” nelle casse dello Stato di circa 822 milioni di euro in mancati introiti erariali. Va detto che l’andamento del mercato delle ‘bionde’ è strettamente legato al contesto politico economico del Paese. I picchi del consumo illecito (riscontrati nel primo trimestre 2015 e nel secondo trimestre 2016) non a caso hanno coinciso proprio con gli aumenti di prezzo delle sigarette lecite (pari al +0,20 euro a gennaio 2015 e a maggio 2016), a dimostrazione del fatto che spesso un incremento delle accise sui prodotti del tabacco può innescare un conseguente aumento del consumo di sigarette di contrabbando.

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Sono queste alcune delle conclusioni dello studio “L’Italia del contrabbando di sigarette. Le rotte, i punti di transito e i luoghi di consumo”, curato da Andrea Di Nicola, professore di Criminologia, e Giuseppe Espa, docente di Statistica Economica, fondatori di “Intellegit”, la start-up sulla sicurezza dell’Università degli Studi di Trento, e realizzato con il contributo di British American Tobacco Italia.

Dall’analisi delle sigarette sequestrate lo scorso biennio, emerge che l’Italia è sia un Paese di transito – oltre il 30% delle sigarette acquistate illegalmente in Italia risulta destinato al mercato ucraino – sia un Paese di consumo di prodotti illeciti del tabacco. Il fenomeno risulta particolarmente radicato al sud: a Napoli è illecito quasi 1 pacchetto su 3 (28%); seguono Palermo (12%), Giugliano (provincia di Napoli, 10%) e Salerno (più del 6%). L’unica città del Nord Italia a posizionarsi nei primi posti è Trieste (4,4%): dato che conferma il ruolo strategico giocato dalle zone di confine nel commercio illegale di sigarette; seguono Milano e Torino (entrambi con il 2,1%).

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