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«Non siamo esattamente sicuri di come andrà a finire, il dibattito su Apu ormai è contaminato». Matt Groening, il geniale inventore dei Simpson lascia qualche spiraglio, ma in America in molti sono sicuri che il personaggio di Apu stia per sparire dal cartone animato, fatto secco da un colpo ben assestato di politicamente corretto. Il sale della satira fa leva anche sugli stereotipi, enfatizzare fino a deformare una caratteristica per renderla universale e divertente. Apu — gestore indiano del Jet Market di Springfield aperto h 24, una moglie frutto di un matrimonio combinato e 8 gemelli, la tendenza ad alterare le date di scadenza dei suoi prodotti per continuare a venderli, un marcato accento che tradisce le sue origini — cavalca i luoghi comuni.
Ciò che sembra essere poco chiaro a questi “detrattori”, in questo momento, è che lo stereotipo nella satira è argomento “leggero” e non giudicante.

 

Apu da qualche tempo è diventato il bersaglio del politicamente corretto, accusato di esser solo uno stereotipo, di mettere in mostra luoghi comuni sociali, culturali e anche religiosi (è induista e ha perfino eretto un piccolo tempio dedicato al dio Ganesh nel suo negozio). Il tema è già stato affrontato in una puntata dei Simpson, quando Marge rileggendo il suo romanzo preferito di quando era ragazzina nota diversi stereotipi sociali che se una volta non suscitavano stupore, aggiornati ai tempi della nuova sensibilità potrebbero diventare offensivi. Riflette però anche sul fatto che tagliando tutte le parti incriminate, il libro avrebbe perso il suo vero senso.

Intervistato dal New York Times Matt Groening ha fatto capire che l’esperienza di Apu potrebbe chiudersi con un addio senza funerale con rito indù. È stata anche l’occasione per riflettere sulla comicità ai tempi del politicamente corretto. «La gente ama fingere di essere offesa — ha detto l’autore dei Simpson —: c’è l’indignazione della settimana, che va e poi passa. Penso che sia dovuto ai tempi in cui viviamo: le persone si sentono così addolorate, impazzite e impotenti da scegliere le battaglie sbagliate». La storia culturale di Groening, riporta il Corriere, non lascia dubbi sul fatto che lui non sia razzista, il colore dei Simpson del resto non è un caso: «Il fatto che siano gialli e non del classico colore caucasico dei cartoni animati — basta pensare a quel Topolino rosa — è stato intenzionale. Certo, ci sono tanti stereotipi nel nostro show, ma questa è la natura dei cartoni animati».

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