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SOS1306884Roma, 2 settembre 2013 – Il rinvio di Barack Obama non ha fermato i preparativi per un intervento militare americano in Siria, con la portaerei Nimitz che si sta dirigendo verso il Mar Rosso per essere pronta a un eventuale ingresso nel Mediterraneo orientale. Intanto, pero’, la Santa Sede ha avvertito che un attacco straniero rischia di far scoppiare una guerra mondiale.

“La via di soluzione dei problemi della Siria non puo’ essere quella dell’intervento armato”, ha ammonito monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, commentando alla Radio Vaticana l’appello lanciato domenica da papa Francesco. “La situazione di violenza non ne sarebbe diminuita. C’e’, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi”, ha sottolineato. “Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali e, in ogni caso, nessuno uscirebbe indenne da un conflitto o da un’esperienza di violenza”.
Washington, pero’, si prepara all’attacco in attesa del voto del Congresso che potrebbe arrivare gia’ questa settimana.

Fonti del Pentagono hanno riferito che dall’Oceano Indiano sta facendo rotta verso ovest, in direzione Mar Arabico e quindi Mar Rosso, la squadra navale statunitense guidata dalla portaerei a propulsione nucleare Uss Nimitz. Per ora non le e’ stato ordinato di raggiungere il Mediterraneo orientale, dove gia’ incrociano sei unita’ da guerra, ma e’ stato comunque deciso di farla avvicinare al teatro delle operazioni “nel caso in cui fosse necessario”.
Anche la Francia, il cui presidente Francois Hollande e’ l’alleato piu’ convinto di Obama, ha scelto di seguirne la stessa via: se dunque Obama si e’ rimesso al Congresso di Washington, l’Eliseo sottoporra’ ai delegati dei due rami del Parlamento le prove accumulate contro Assad per l’attacco chimico del 21 agosto scorso alla periferia di Damasco.

La Russia dal canto suo ha liquidato come “assolutamente non convincenti” gli elementi accusatori messi a disposizione dagli Usa: al tempo stesso, pero’, ha inviato verso la costa siriana, dove gia’ dispone di una base navale, un’unita’ da ricognizione con il compito di raccogliere informazioni in vista di un’offensiva che appare sempre meno evitabile.
Damasco nel frattempo si e’ rivolta all’Onu, sollecitando il segretario generale Ban Ki-moon e il Consiglio di Sicurezza ad “assumersi la responsabilita’” di “impedire qualsiasi aggressione” esterna, premendo invece per una “soluzione pacifica” che oggi stesso l’Iran, suo principale alleato regionale, si e’ detto “pronto a trovare”. (AGI)

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