Via quello smartphone dalla scrivania: “Basta la presenza per ridurre le capacità cognitive”

Si tratta dell’Automated Operation Span e di una versione parziale delle matrici di Raven. I partecipanti sono stati divisi a caso in tre gruppi, a ciascuno del quale è stato chiesto di collocare l’amato gadget in posti diversi: a faccia in giù sulla scrivania, in tasca o in una borsa nei pressi della propria postazione o all’ingresso, al di fuori della stanza degli esperimenti.

QUALCUNO mette il silenzioso. Qualcun altro lo spegne (pochi, a dirla tutta). Molti altri lo nascondono nella borsa o nello zaino. Oppure lo mettono a faccia in giù, in modo da non poter visualizzare le notifiche in arrivo pur tenendolo, a seconda delle proprie fissazioni e del contesto in cui ci si trova, squillante o meno.

Lo smartphone è una presenza costante, anche in ufficio, mentre studiamo, in riunione, sulla scrivania dello studio, mentre lavoriamo tenendolo in tasca. Altrettanto costante è la distrazione che ci procura. Peggio: secondo uno studio dell’università del Texas, sede di Austin, la sola presenza del telefono in questi contesti è in grado di incrinare le nostre capacità cognitive.

Il primo esperimento è stato condotto da una squadra di ricercatori della McCombs School of Business dell’ateneo texano su 548 partecipanti molto giovani, non ancora in età da laurea.