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Tra soldati morti e bambini malformati: l’uranio impoverito uccide nel silenzio
„L’uranio impoverito è lo scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio, un materiale radioattivo contenuto all’interno delle munizioni della Nato. Impiegato come “arma non convenzionale” in alcune missioni all’estero, è stato utilizzato nei Balcani e i nostri soldati lo hanno respirato. Alcuni di essi sono morti. Altri, ancora oggi, non smettono di ammalarsi e morire. Tanti hanno fatto causa allo Stato italiano che – è l’urlo di dolore dei familiari – “li ha lasciati morire tra atroci sofferenze, spesso senza rimborsi”.

Se la patologia non rientra nelle cause di servizio, il ministero della Difesa non può pagare ciò che è collaterale alle cure. Spesso, anzi quasi sempre, i tempi della giustizia si dilatano. Una beffa per chi è rimasto vittima di quella lunga serie di malattie oggi passate alla storia come “sindrome dei Balcani”, per lo più linfomi di Hodgkin e altre forme di cancro.

Da quando l’uranio impoverito ha fatto la sua comparsa nelle cronache italiane, si è detto e (soprattutto) non detto di tutto. In un coraggioso libro d’inchiesta (“Militari all’uranio”, edizioni David and Matthaus) la giornalista Mary Tagliazucchi e Domenico Leggiero – coautore, ex pilota militare e coordinatore dell’Osservatorio Militare – cercano di spiegare cosa vi sia davvero dietro questo “mostro” chiamato uranio impoverito, raccontando non solo le tragiche storie, vicende e ingiustizie subìte dai militari ma anche alcuni importanti retroscena politici che, di fatto, hanno contribuito ad allungare i tempi di questo “conflitto” che non sembra conoscere fine. Abbiamo intervistato l’autrice.

Sarajevo 1999, i militari italiani durante la missione Nato in Bosnia

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