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Soldi, sesso e altro per addomesticare le sentenze, è inquietante il quadro complessivo svelato nell’inchiesta della Dda di Salerno. Al centro delle attenzioni, la figura del presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro.

Ci sarebbero altre sette altre persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare, oltre al magistrato. Riserbo sulle altre persone coinvolte nell’inchiesta, partita dal 2018.

È durato quasi quattro ore l’interrogatorio di garanzia del giudice arrestato mercoledì scorso con l’accusa di corruzione dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Salerno, competente sui procedimenti riguardanti magistrati del Distretto di Corte d’appello di Catanzaro.

Il giudice, presidente della seconda Sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro, in più occasioni – spiega l’ANSA – secondo l’accusa, avrebbe accettato somme di denaro contante, oggetti preziosi e prestazioni sessuali in cambio di suoi “interventi” in processi penali, civili e in cause tributarie.

Si sa – spiega in un articolo il quotidiano Il Mattino – che sono coinvolti due avvocati calabresi ai domiciliari

Personaggio chiave dell’«affaire», oltre al giudice, era un insospettabile medico in pensione che, secondo quanto emerso, «stipendiava» mensilmente il magistrato per garantirsi il suo asservimento e, nel contempo, gli procurava nuove occasioni di corruzione proponendo a imputati in primo grado o loro parenti e a privati soccombenti in cause civili, decisioni favorevoli in cambio di denaro, beni e altri servigi.”

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