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Luca non si chiama così, ma per raccontare questa storia c’è bisogno di immaginare un bambino reale: non la vittima di un reato, come viene descritta col linguaggio gelido degli atti giudiziari, ma un bambino dolce, con lo sguardo vispo, costretto a vivere in un tugurio e a subire botte da urlo ma sempre sorridente. E persino convinto che quel poco che i genitori gli concedevano, cioè un piatto caldo e un bidone di plastica per fare i bisogni, fosse già sufficiente per dire ai carabinieri una frase che ha lasciato tutti disarmati: «Vivo così da tanto tempo ma tutto sommato sto bene».

LA SCOPERTA

Il dramma di questo ragazzino di 11 anni viene fuori per caso, di sabato sera, per lo scherzo fortuito di un telefonino di vecchia generazione: uno di quelli dimenticati nei ripostigli e che fanno partire una telefonata di emergenza anche senza la scheda telefonica. La chiamata arriva alla centrale operativa dei carabinieri di Olbia intorno alle 21: «Scusate se vi disturbo, io sto solo cercando di chiamare mia zia. Ho bisogno di parlare con lei ma adesso sono chiuso in camera e questo cellulare non ha la scheda, dunque non posso chiamarla».

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