“Sostanza potenzialmente cancerogena in alcune patatine fritte”

Tra i principali prodotti alimentari coinvolti nel rischio di formazione di acrilammide, secondo il Jecfa (Joint Fao/Who Expert Committee on Food Additives), troviamo: patate fritte a bastoncino pronte al consumo; patatine fritte cips; caffè; biscotti e pasticcini. “Tutti prodotti che tendiamo a consumare quotidianamente e che per questo motivo spesso sono posti sotto una ‘lente d’ingrandimento’. In questo stesso periodo, e contemporaneamente alle nostre indagini – ricordano le biologhe – altri gruppi hanno compiuto ricerche sull’acrilammide analizzando alimenti quali patate fritte a bastoncino e pronte al consumo, rivelando valori praticamente a norma (prendendo come riferimento rispetto a quelli indicati dalle Linee guide europee dell’Efsa, pari a 600 mcg/kg, da loro presi come standard)”.

La scelta dello Studio Abr si è basata sull’analisi di “6 campioni di patatine fritte a base di patate confezionate, scelte in maniera casuale. Le confezioni acquistate, integre e in perfetta shelf-life rispetto alla data di scadenza, sono state portate nel laboratorio chimico merceologico – Camera di Commercio Riviere di Liguria e analizzate. L’analisi è stata condotta su campioni di “Amica Chips Eldorada, Carrefour classiche, Crocchias classiche terranica, Lays classiche senza glutine, Patasnack classica senza glutine, San Carlo 1936”.

“Ben 3 marche su 6, cioè il 50% dei campioni, presentavano concentrazioni superiori ai valori consigliati dalle Linee guida europee dell’Efsa. Pur ricordando che sull’acrilamide la normativa dell’Ue e nazionale non impone dei valori limite ben definiti, come accade invece per altre tipologie di rischio microbiologico e chimico – precisano i biologi – le Linee guida dell’Efsa indicano dei parametri ben chiari da rispettare e che quindi sarebbe consigliato non superare (1.000 mcg/Kg).