Sei anni di galera per aver sparato al ladro. E il ministro si dimentica di dargli la grazia

Perché? Da mesi essa giace in un cassetto della sua scrivania, caro ministro, e ingiallisce nell’indifferenza, addirittura dimenticata da lei che, invece, avrebbe dovuto provvedere – in coscienza – a farla pervenire al Quirinale per la sigla del presidente, Sergio Mattarella. Se questa è la verità, se non esistono altri intoppi oltre alla sua distrazione motivata dai troppi impegni che l’assillano, la prego di dedicare dieci minuti a questa domanda di grazia, caldeggiandone l’approvazione.

Mi appello alla sua sensibilità: trascuri un attimo i bavagli, le intercettazioni e roba del genere e si adoperi allo scopo di restituire la libertà a chi non merita di ammuffire in cella, come il povero Monella, perseguitato dai banditi, il quale pertanto agì per esasperazione. Se poi, come credo, lei si appassionerà al tema della legittima difesa, maltrattata nel nostro Paese in cui la proprietà privata è equiparata al furto, promuova una iniziativa tesa alla revisione della legge in materia, attualmente orientata a punire gli onesti e a tutelare i criminali, parificandoli ai martiri. Tutto ciò è un controsenso indegno di una società civile. Si riesaminino le norme e si adeguino alla logica.

Un esempio. Mi scuso se sono costretto a citarmi. Una cinquantina di giorni orsono, un delinquente (con altri) è entrato nel mio alloggio, profittando della disattivazione dell’impianto d’allarme, e incurante delle telecamere, ha raggiunto la stanza da letto dove mia moglie dormiva e le ha sbattuto in faccia una torcia accecante. Poi, uditi dei rumori, ha tagliato la corda. Per fortuna ero fuori casa, altrimenti gli avrei sparato in base al principio che è meglio un brutto processo che un bel funerale. Un estraneo nel tuo appartamento, in piena notte, non è di sicuro animato da buoni propositi. Tu che fai? Premi il grilletto, vada come vada. E voi non la ritenete legittima difesa? Andate a nascondervi. Non è bello ammazzare neanche un grassatore, ma è ancora meno bello farsi aggredire da esso. Caro ministro, ci pensi. Firmi la grazia a Monella, subito, e si dedichi a scrivere una legge meno imbecille di quella in vigore.

Il Giornale

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