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“Non è un Paese normale quello in cui due appartenenti alle Forze dell’Ordine devono essere indagati per potersi tutelare, solo per aver fatto il proprio dovere”.

I due poliziotti che la notte tra venerdì e sabato, a Brindisi, si sono imbattuti in quattro malviventi armati di fucile che stavano tentando un assalto al bancomat e nel corso del quale uno di loro è rimasto ucciso, sono stati indagati. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.

E’ questo il duro commento di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), in merito all’ipotesi di reato di omicidio colposo che pende sui due poliziotti che, due notti fa a Brindisi, sono intervenuti per un assalto ad uno sportello bancomat, durante il quale uno dei rapinatori è rimasto ucciso.

“Lo chiamano ‘atto dovuto’ utile a conferire gli incarichi per autopsia e perizia balistica. Se si è convinti della bontà dell’operato dei colleghi, non è accettabile che siano indagati. In questo caso – continua Paoloni – dovrebbe essere lo Stato a partecipare al procedimento penale per garantire i propri appartenenti, senza obbligare i poliziotti a sborsare di tasca propria migliaia di euro per spese legali e peritali.


I colleghi non erano in giro a zonzo per la città. Erano in volante, a rischiare la propria incolumità, per la sicurezza dei cittadini. Senza garanzie funzionali adeguate, non esistono forze dell’ordine efficaci”.

“Purtroppo – conclude Paoloni – il messaggio che passa è ben chiaro: se ti va bene ti paghi l’avvocato, se ti va male ci lasci le penne. Ancora una volta le telecamere sarebbero state utili per dirimere ogni controversia, in quanto l’accaduto sarebbe stato documentato”.

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