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Ha sparato ad un Carabiniere, ma è stato assolto. Il giovane studente, secondo il gup, all’epoca dei fatti era totalmente incapace di intendere e volere, come era emerso dalla perizia effettuata per conto del pm, Maria Cristina Rota, dal professor Giacomo Filippini di Brescia.
Massimo Filisetti, studente di Ingegneria Meccanica, 24 anni, era imputato di tentato omicidio, detenzione illegale di arma da fuoco, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
I fatti risalgono alla sera dell’11 dicembre 2015, in cui ha ferito con un colpo di un fucile-pistola artigianale il maresciallo dei carabinieri Massimiliano Dima, vicecomandante della stazione di Calcio, che aveva raggiunto l’abitazione della famiglia Filisetti, nella campagna vicino a Pumenengo, per notificare al padre del ragazzo la revoca del porto d’armi da caccia.

Il giovane, dopo essersi barricato in casa con i genitori, si era affacciato dal balcone del primo piano e, prima di sparare, aveva urlato ai militari: «Vi ammazzo, vi ammazzo». Il carabiniere era stato raggiunto alla testa, alla fronte e vicino ad un occhio da 73 pallini da caccia: soltanto il cappello d’ordinanza l’ha salvato. Il gup Ezia Maccora ha stabilito che lo studente, assistito dall’avvocato Giambattista Vavassori, trascorra, come misura di sicurezza, almeno 2 anni in una struttura sanitaria protetta.
Il 19 luglio scorso anche la madre del ragazzo, Ester Terzi, 50 anni, era stata assolta perché incapace di intendere e di volere: la donna quella sera, nel tentativo di fuggire in auto, aveva ferito quattro carabinieri. Il marito della donna, Daniele Filisetti, 56 anni, l’11 gennaio dell’anno passato aveva invece patteggiato una condanna a 9 mesi per resistenza a pubblico ufficiale per essersi barricato nella propria abitazione.

Riccardo Ghezzi
28/1/2017

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