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SOS001Stefano Villa (Cremona, 9 maggio 1970 – Melegnano, 27 settembre 1995) è stato un poliziotto italiano decorato della Medaglia d’oro al valor civile.
La sera del 27 settembre 1995, mentre erano in servizio antirapina, intercettarono un malvivente, tale Marco Antoniali, un ex dipendente delle Autostrade licenziato per troppe assenze, che aveva già assaltato diverse volte il casello di Melegnano, fatto oggetto di rapine per ben 27 volte nei primi mesi di quell’anno. I due poliziotti notarono verso le 21.15 un’autovettura, la Fiat Uno grigia condotta dall’Antoniali, che arrivata da nord usciva dall’autostrada e faceva inversione per rientrare. Il ladro, con il viso coperto da un passamontagna ed una pistola calibro 38 Special in pugno tentò di rapinare il casellante ma venne colto di sorpresa dagli agenti, intervenuti per sventarne l’azione, che gli intimarono l’alt. In risposta l’Antoniali sparò tre colpi di pistola ferendo il Vice ispettore Calderoni che a sua volta fece fuoco colpendolo mortalmente con due proiettili al petto. Prima di risalire in auto e morire schiantandosi contro un guard rail a poche centinaia di metri, il rapinatore sparò nuovamente centrando con un proiettile al cuore Stefano Villa. I successivi soccorsi furono inutili e trasportato all’ospedale di Vizzolo Predabissi vi giunse ormai morto, mentre il collega fortunatamente si salvò.

Le esequie di Stato furono tenute il 29 settembre 1995, officiate dal Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, nella Basilica di Sant’Ambrogio.

Il 26 maggio 1996 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro conferì a Stefano Villa la medaglia d’oro al valore civile consegnandola ai sui genitori nell’occasione del 144º anniversario della costituzione del Corpo della Polizia di Stato.

Onorificenze – Medaglia d’oro al valor civile
80px-Valor_civile_gold_medal_BAR.svg«In servizio presso un casello autostradale, interveniva per impedire il compiersi di una rapina a mano armata e ingaggiava un violento conflitto a fuoco con uno dei malviventi, ferendolo a morte. Nel generoso tentativo veniva però anch’egli raggiunto da colpi d’arma da fuoco, immolando così la giovane vita. Nobile esempio di sprezzo del pericolo e di alto senso del dovere, spinti fino all’estremo sacrificio» — Milano, 27 settembre 1995

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