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Immagine«Indifendibile? Non avremmo fatto il processo. Il punto di vista difensivo invece c’è: il perito del tribunale ha fatto un lavoro mediocre, insufficiente. Non sono stati studiati i pregressi. Per questi motivi contestiamo con grande forza la perizia che lo definisce “capace di intendere e volere”». Così Vincenzo Lepre, l’avvocato di Andrea Pizzocolo, il ragioniere 42enne di Arese in carcere dal settembre del 2013 per aver strangolato con due fascette da elettricisti e vilipeso il cadavere della 18enne romena Lavinia Simona Aiolaiei. L’uomo ha filmato tutte le oscenità compiute prima e dopo l’uccisione, poi ha abbandonato Lavinia senza vita, nuda, in un campo di San Martino in Strada (Lodi). Il sabato sera era finito e lui doveva tornare da moglie e figlia che rientravano dalle vacanze estive.

«Malato di sesso, intossicato cronico di cocaina», lo difende il suo avvocato che ha ascoltato le dozzine di prostitute con cui Pizzocolo «aveva rapporti sessuali anche due, tre volte al giorno». I soldi per pagarle li aveva sottratti con astuzia alla società per cui lavorava. «Ergastolo, l’unica pena possibile», è invece il parere di Tiziana Bertoli che al processo in corso a Busto Arsizio rappresenta la mamma e il fratellino della vittima. «Avrei potuto alzarmi e chiedere direttamente l’ergastolo», le parole ieri in aula del pubblico ministero Raffaella Zappatini all’inizio della requisitoria. Poi ha ripercorso tutta la vicenda dell’uccisione di Lavinia, strangolata da Pizzocolo durante il rapporto sessuale. In due ore Zappatini ha ricostruito le agghiaccianti fasi preparatorie dell’omicidio, sostenendo che il ragioniere di Arese avesse premeditato tutto sin dall’appuntamento organizzato il giorno prima nella casa di Arese, dove viveva con la famiglia.

Tutti i particolari sono immortalati nel video dell’orrore che lo stesso Pizzocolo ha filmato e che la corte ha potuto visionare. All’imputato vengono contestate anche le violenze nei confronti di un’altra prostituta, l’appropriazione delle carte d’identità di colleghi per accedere ai motel senza scoprirsi, l’utilizzo di una carta telefonica intestata ad altri. Ergastolo e 18 mesi di isolamento la richiesta del pm. La sentenza potrebbe arrivare il 20 marzo.

di Monica Guerci

Fonte Il Giorno

Roma, 15 marzo 2015

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