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Riportiamo di seguito un interessante editoriale di Vittorio Feltri tratto da LiberoQuotidiano

Ieri mattina su Rai 3 è andato in onda, come sempre nei giorni feriali, un programma denominato pomposamente Agorà, termine sconosciuto a chi non abbia appreso almeno i rudimenti del greco antico. Vuol dire piazza.

Poi c’ è un vocabolo composto, agorafobia, che significa timore degli spazi ampi. Già questo fa capire quale sia la mentalità dei colleghi che lavorano, anche bene, per il canale televisivo nato apposta per soddisfare la presunzione della sinistra politica. La quale ama il popolo ma detesta la popolazione, da cui cerca di rimanere distante. Niente di grave, molto ridicolo.

Nella stagione in corso, il conduttore è Gerardo Greco, persona civile, garbata benché imbevuta di pregiudizi e un po’ superficiale. Ve lo dimostriamo.

Sintetizzo. Nella puntata di martedì 4 aprile, egli ha affrontato vari temi, tra i quali la violenza, abbastanza di attualità e soprattutto sfruttata dai media per allarmare oltre misura gli italiani. Commentando uno degli ultimi fatti di cronaca nera, Greco si è lanciato in una considerazione talmente sciocca da aver stupito perfino me, avvezzo da mezzo secolo e oltre a udire in tivù e a scrivere, di fretta, cose non perfettamente verificate.

Questa: se la brutalità avanza nel nostro Paese e scorre abbondante il sangue degli innocenti, ciò è dovuto anche a titoli di quotidiani improntati ad aggressività quanto quelli di Libero, il giornale da me fondato 17 anni orsono, di cui il bravo conduttore ha mostrato prontamente la prima pagina. A caratteri cubitali vi si leggeva: “Voglia di sparare”, riferito al vistoso aumento delle richieste in parecchie regioni di porto d’ armi, 150 mila di più rispetto agli anni passati. Una semplice statistica elevata a notizia, non banale, visto che si sta discutendo a livello parlamentare di cambiare la legge relativa alla legittima difesa, oggi lacunosa, favorevole ai criminali e punitiva nei confronti delle vittime di grassazioni.

Ma Greco, poveraccio, impegnato a dirigere l’ orchestra dei pifferai, non aveva letto il testo dell’ articolo – troppa fatica – e neppure l’ occhiello e il sommario, pertanto non poteva aver afferrato il concetto sopra esposto. Come i bambini e i vecchi presbiti senza occhiali si era limitato a leggere le parole grandi, e ha pensato che la nostra redazione al completo sia animata dal desiderio di premere il grilletto. Cosicché, da alunno negligente, quindi da bocciare, anziché fare una chiosa sulla aumentata voglia di sparare degli italiani ai delinquenti, egli si è messo di buona lena a sparare su Libero. Nei suoi panni andrei a nascondermi, invece lui stamane sarà ancora lì in studio a concionare e a spargere cazzate urbi et orbi, in ossequio al principio che bisogna dare addosso a chi fa informazione corretta, come noi, e non si inginocchia con ipocrisia al politicamente corretto, cioè il vizio di edulcorare il linguaggio senza badare al significato che esso esprime.

Lo stesso vizio d’ altronde caratterizza l’ Ordine inutile dei giornalisti che processa il direttore responsabile di Libero, Senaldi, e me, dato che mi chiamo Feltri e non Pinco Pallino, per un titolo innocuo dedicato alla vicenda del Campidoglio, ossia: “Patata bollente”. Che non è piaciuto al Colonnello, ma è stato gradito ai caporali. Sissignore, signor Colonnello. Siamo ai suoi piedi. Fuoco.

di Vittorio Feltri

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