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“Quando mi hanno spinta in macchina con forza, sono riuscita a mandare un messaggio vocale a un amico – racconta – gli ho sussurrato: ‘Per favore aiutami, ci sono dei ragazzi, non voglio’. E lui, prima mi ha risposto che non capiva, poi che non aveva l’auto e non poteva aiutarmi. Una cosa assurda”. E’ parte del terribile racconto della diciottenne americana stuprata a Catania da tre uomini. Una violenza che, forse si poteva evitare.

“Scrivete pure di Salvo – dice ai carabinieri – sono riuscita a mandargli cinque messaggi vocali mentre mi violentavano, l’ ho chiamato due volte. Ma continuava a dire che non capiva. E quando quella notte da incubo è finita, gli ho scritto un ultimo sms: Ti odio davvero”. Eccoli, riporta Repubblica, i Whatsapp rimasti senza risposta.

Ore 23,12: “Io sto male, aiuto me”. Ore 23,14, si sente la voce di uno degli stupratori: “Compare, te la posso dire una cosa? A chidda ma isu iu”. A quella me la alzo io. Ore 23,17: “Aiuto, aiuto, sono nell’auto”. A mezzanotte e 3 minuti, la ragazza riesce a mandare anche la sua posizione esatta, il lungomare di Catania, all’ altezza del “Caito”, dove si riuniscono le coppiette. A mezzanotte e 12 minuti, la violenza si sente in diretta. “Vieni qua”, dice uno dei ragazzi. “Non voglio”, urla lei. “Sì che vuoi”, dice un altro. “No, basta. Non voglio, non voglio”. Ma l’amico continuava a non preoccuparsi.

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