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Insulti e minacce di morte. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non aveva ancora finito di rilasciare le proprie dichiarazioni alla stampa che già alcuni dei più accesi ultras del mai nato governo Conte si abbandonavano sui social network a insulti e intimidazioni inauditi e inaccettabili. Lo riporta  su Il Giornale

Le minacce più disgustose sono quelle che augurano al Capo dello Stato la stessa sorte del fratello Piersanti, trucidato dalla mafia nel 1980 quando era presidente della Regione Siciliana.

C’è chi augura su Facebook augura al Presidente di “morire male con l’uranio impoverito” e chi auspica una “fine peggiore di quella del fratello”.

Qualche leone da tastiera, nascondendosi dietro un profilo finto, sogna di “un accidente in diretta tv”. Qualcuno arriva addirittura a chiederne la messa in stato d’accusa e l’esecuzione, mentre si sprecano i “vi verremo a prendere” e i “la pagherete”.

Nei commenti su Facebook ai video con le dichiarazioni del Quirinale vi sono diverse attestazioni di stima per il Colle ma anche una sfilza di “dittatore”, “burattino”, “camorrista”.

Parole in libertà che però sono violente e inascoltabili. Soprattutto quelle che incitano all’aggressione e che minacciano la morte.

Perché dissentire politicamente da una posizione sia pure del Capo dello Stato è legittimo e in alcuni casi può anche essere doveroso. Ma trascendere in questo modo, arrivando ad evocare o a minacciare la violenza, è qualcosa di gravissimo che non può in alcun caso essere accettato.

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