Tajani smorza i toni su Trump: le critiche non cancellano il buon rapporto tra Bruxelles e Washington

Spagna: crepa ai piani alti di Podemos, si accende il dibattito nel partito antisistema
Madrid, 2 feb 09:49 – (Agenzia Nova) – L’animato dibattito che attraversa da settimane Podemos – terza, ma forse seconda forza politica spagnola -, ha presentato un primo salato conto politico. Carolina Bescansa, cofondatrice e uno dei volti più noti di Podemos, non si presenterà alla direzione del partito nel congresso che si apre a breve. Rinuncia rumorosa che non porta la numero tre all’uscita dal partito, ma che accende i riflettori sul derby tra segretario generale e segretario politico. I due si misurano sulla diversa strategia che si vuol dare a Podemos, formazione che deve in gran parte alla sua natura “antisistema” la fortuna politica sin qui accumulata. Podemos è attualmente la terza forza parlamentare, ma i sondaggi lo spingono spesso appena dietro i popolari (Pp) al governo e, soprattutto, davanti ai socialisti del Psoe. Le differenti strategie politiche, con buona pace della sintesi, sono scritte nei programmi delle due liste che si presentano al congresso. Nel suo “Battere il Pp e governare la Spagna”, Iglesias scrive che “la costruzione del movimento popolare” e la spinta alla mobilizzazione sociale sono le “uniche forme per avanzare”. Errejon risponde che assumere “l’iniziativa politica e istituzionale” è la via giusta per “conquistare credibilità” e ambire sul serio a vincere le elezioni. Non basta “scavare trincee” e “fuggire da qualsiasi impegno o compromesso”, scrive il numero due”, perché “la vittoria del cambio arriverà quando riusciremo ad allontanare le paure che evochiamo”. Criticando “la banalizzazione del dibattito” in un partito “ping-pong”, Bescansa – da sempre più vicina a Pablo -, si è mossa in autonomia, offrendo ai due contendenti un campo neutro dove confrontare le diverse visioni del partito. Mossa, scrivono i media locali, giudicata come qualcosa di molto vicino a un tradimento da parte di Iglesias. Di fatto, scrive “El Mundo”, Bescansa ha dato vita a un dibattito “paritario” tra le basi, offrendo al numero due del partito la possibilità di chiedere al leader analoghi equilibri al congresso. Stanca e “infastidita” dalle reazioni di Iglesias, la donna forte del partito ha deciso di non presentarsi nella lista ufficiale di aspiranti alla direzione, pur mantenendo tessera e posizione parlamentare nel gruppo.

Usa, le telefonate “minatorie” di Trump ai leader di Messico e Australia
Washington, 2 feb 09:49 – (Agenzia Nova) – La stampa Usa dà ampio risalto alle indiscrezioni riguardanti le recenti conversazioni telefoniche del presidente Usa Donald Trup con il suo omologo messicano, Enrique Pena Nieto, e con il premier australiano Malcom Turnbull. In entrambi i casi, Trump avrebbe adottato toni ai limiti dell’intimidazione, tanto che la telefonata con Turnbull, primo ministro di uno degli storici alleati degli Stati Uniti, si sarebbe bruscamente conclusa dopo appena 25 minuti. Stando alla “Wasshington Post”, la chiamata a Turnbull, risalente al 28 gennaio scorso, si sarebbe dovuta protrarre, secondo il programma, per almeno un’ora. Trump avrebbe però attaccato a testa bassa il suo interlocutore per un accordo recentemente sottoscritto da Canberra con la precedente amministrazione Obama, che impegna gli Usa ad accogliere 1.250 rifugiati attualmente confinati in centri di detenzione australiani. “E’ il peggiore accordo di sempre”, sarebbe sbottato Trump al telefono, affermando che accogliere i rifugiati significherebbe “farmi uccidere politicamente”. Stando alle ricostruzioni del quotidiano Usa, che cita fonti dell’amministrazione presidenziale, Trump avrebbe accusato Turnbull di voler esportare negli Usa “i prossimi attentatori di Boston”.