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Il tempo non sana l’abuso edilizio

 
Nessuna sanatoria se l’immobile con l’abuso viene venduto e passa di proprietà: anche dopo molti anni l’ordine di demolizione non va motivato.
Hai fatto una piccola modifica al giardino, costruendo una tettoia per riparare le auto dalla pioggia, ma non hai mai chiesto il permesso di costruire al Comune. Una parte del terrazzo è stata coperta per ricavarne una piccola veranda ma senza alcuna licenza edilizia.

In casa c’è un soppalco adibito a salottino, anch’esso abusivo. Sono passati molti anni da quando le modifiche sono state effettuate e nessuno ti ha mai detto nulla, né è arrivata la polizia per i controlli. Peraltro, a eseguire alcune di queste opere sono stati i precedenti proprietari di casa e tu non ne hai alcuna colpa; anzi, avendo acquistato l’appartamento in queste condizioni, ritieni che ormai siano state tacitamente sanate.

È davvero così? La risposta è negativa ed a darla è stata una recente sentenza del Consiglio di Stato in seduta plenaria [1]. Secondo i giudici amministrativi il tempo non sana l’abuso edilizio. Ma procediamo con ordine e vediamo meglio cosa significa.

Bisogna tenere distinto il reato di abuso edilizio e le pene che dalla condanna derivano dalle sanzioni di carattere amministrativo che esso comporta, sanzioni consistenti nell’ordine di demolizione. Tanto il processo penale, tanto la demolizione si salvano solo se viene richiesta la sanatoria (l’istanza va presentata prima, ovviamente, dell’avvio delle indagini).

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