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Un egiziano di 18 anni, regolarmente residente in Italia, è stato arrestato dai carabinieri di Terni perché ritenuto responsabile dello stupro di una giovane compiuto la notte tra il 29 e 30 giugno, nel parcheggio del parco Chico Mendes, alla periferia della città.

Fino a pochi mesi fa era stato ospite di una comunità per minori non accompagnati che si trova in provincia. Risulta incensurato e con un impiego in un bar.

La giovane, racconta tgcom24, aveva conosciuto il suo violentatore durante una festa organizzata presso il parco e alla quale stava partecipando in compagnia di alcuni amici.

L’uomo l’ha poi convinta a seguirlo fuori dal locale per poi aggredirla, intorno alle 4 di mattina, dopo che che lei aveva rifiutato le sue avance. L’aggressore era poi fuggito e la giovane si era recata all’ospedale Santa Maria, dove la violenza era stata confermata dai riscontri dei sanitari.

La 20enne, che quando ha subito gli abusi era ubriaca, ai carabinieri aveva fornito un’accurata descrizione del violentatore e degli abiti indossati.

Sono stati quindi acquisiti filmati e foto della serata, nei quali l’egiziano è stato riconosciuto.

E sulla base dell’ipotesi che non fosse italiano, è stata consultata la banca dati dei permessi di soggiorno della questura, grazie alla quale i carabinieri sono riusciti a identificarlo.

Il giovane, rintracciato nel bar dove lavorava, è stato poi pedinato giorno e notte, fino a quando non è stato notato con la stessa maglietta indossata la notte della violenza. Determinanti per identificarlo anche i tabulati telefonici.

“C’è stato un riconoscimento inoppugnabile da parte della vittima, la ricostruzione della quale è stata sempre coerente, calibrata e credibile”, ha detto nel corso di una conferenza stampa il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori.

Per il procuratore lo stupro è stata la conseguenza “di una miscela esplosiva composta da alcool, gioventù, incoscienza e malvagità”. Il ragazzo avrebbe infatti approfittato dello stato di alterazione della ventenne causato dall’alcol, “agganciandola” dentro al locale per poi invitarla a raggiungere insieme un vicino parcheggio e quindi abusare di lei.

“Mi ha costretto, ho paura”, il messaggio che la ragazza ha inviato a un’amica pochi minuti dopo la violenza. Anche questo per gli inquirenti segnale della genuinità del suo racconto.

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