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Mentre la terra continua a tremare e si inizia un primo, parziale, rendiconto degli edifici inagibili, si continua a riflettere su quanto sia possibile ‘prevedere’ i terremoti e che cosa la politica e le istituzioni possono fare per arginare e limitare i danni quanto più possibile. «Sicuramente non è impossibile riuscire a non far crollare gli edifici» afferma Emanuele Tondi, professore di Geologia all’università di Camerino e sindaco di un piccolo comune marchigiano, Camporotondo di Fiastrone. Anche lì il terremoto ha provocato danni: otto edifici inagibili, sette dei quali fuori dal centro storico che ha tenuto dopo la ristrutturazione del ’97. Ventisei gli sfollati che, al momento, hanno trovato un appoggio da amici e parenti.

LE PREVISIONI SUL PROSSIMO TERREMOTO:

Come tanti altri studiosi, anche il professor Tondi già nel 2009 aveva ipotizzato che un nuovo, forte, terremoto si sarebbe scaturito a nord della faglia de L’Aquila, proprio tra Amatrice e Norcia. Nessuna sfera di cristallo, «chiunque sia minimamente esperto del tema sapeva che questa era la zona più pericolosa dopo il terremoto abruzzese». Ipotizzare, anche con una certa precisione è dunque possibile? «Sì, è possibile saperlo perché nel momento in cui si attiva una faglia, ci sono zone che vengono caricate e altre che vengono scaricate. Generalmente le faglie aumentano questi sforzi lungo la direzione nord o sud. L’Aquila era sud, il nord era rappresentano da Amatrice e Norcia, zona caricata anche dal terremoto del ’97».

Faglie in movimento La stessa cosa, spiega ancora il professore, si è verificata con il terremoto dell’Emilia, con le scosse successive lungo la faglia in direzioni ben precise. «Ci sono studi e ricerche, negli ultimi 10 anni, che mostrano questa interazione tra le faglie». E dunque ora che cosa dobbiamo aspettarci? «Speriamo niente – sdrammatizza – Sul quando accadrà non possiamo avere certezze, ma stando agli studi possiamo affermare che la zona che ancora non ha dato terremoti e che, quindi, potrebbe essere la prossima candidata è quella a nord di Amatrice, mentre prima era a nord de L’Aquila». Quindi l’area di Norcia? «Sì, ma quelle erano zone pericolose anche prima, però diciamo che lungo il sistema di faglia, da Colfiorito a L’Aquila, c’è ancora un tratto che non ha generato terremoti e che quindi potrebbe sviluppare forti scosse nel futuro».

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