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antiterrorismoGENOVA. A pochi giorni dall’intervento all’aeroporto “Cristoforo Colombo”, in cui sono finiti in manette due sedicenti siriani sorpresi con documenti falsi e foto di armi nel cellulare, la Digos di Genova compie un nuovo blitz in coordinamento con la Procura.

Foto di bambini armati, scene di guerra e di persone che inneggiano allo Stato Islamico, di gente ferita e sentenze di condanna egiziane per fatti di terrorismo legato alla jihad. È il contenuto dei telefonini che avevano i tre libici, Abdel Kader Alkurbo (50 anni libico con passaporto svedese), Muhamad Ali Mosa Lufty (43 anni libico residente a Bruxelles) e Mohamed Abdel Mohamed Amar (39 anni, libico con passaporto belga), arrestati domenica in porto con l’accusa di riciclaggio aggravato dalla finalità terroristica.

Per ricapitolare la vicenda occorre ripartire dalla serata di domenica. La polizia, da settimane, sta indagando sulla figura del cinquantenne A. A.. Gli investigatori studiano i suoi rapporti molto stretti con un altro personaggio che vive perlopiù in Liguria, un fondamentalista straniero intorno al quale si starebbe coagulando una rete di fanatici.

La Digos di Genova, va ricordato, è impegnata da oltre due anni nello stretto monitoraggio delle frange più estreme attive nel capoluogo e nel resto della regione. Un lavoro portato avanti rielaborando e aggiornando informazioni e mappature circoscritte durante le indagini sulla radicalizzazione del genovese Giuliano Delnevo , morto combattendo in Siria nel 2013.

Tommaso Fregatti e Matteo Indice
per Il Secolo XIX

5 Gennaio 2016

 

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