Condannato per terrorismo, era custode in una moschea italiana

In un primo momento, nell’inchiesta che era rimbalzata tra Napoli, Santa Maria Capua Vetere e Napoli Nord, non erano emersi elementi sufficienti per considerarlo un reclutatore di kamikaze. Ma il pubblico ministero napoletano Luigi Alberto Cannavale aveva chiesto ugualmente il rinvio a giudizio, soprattutto dopo che lo stesso Khemiri – per mesi ospitato in un appartamento sopra la moschea di San Marcellino di cui era il custode – aveva in qualche modo ammesso la sua adesione allo Stato islamico.

Sul conto di Khemiri — sbarcato da clandestino a Lampedusa nel 1998 a bordo di un gommone, andato in Francia e rientrato in Italia nel 2000, dove ha vissuto «svolgendo lavori occasionali» prima al Nord, poi a Firenze dove fu arrestato per spaccio di droga, quindi in Calabria e infine in Campania — i carabinieri del Ros avevano intercettato diverse conversazioni e messaggi diffusi via Facebook.

Il Mattino

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