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(di Fabio albanese) – Da alcuni giorni utenti di tutta Italia ricevono mail di natura estorsiva da sconosciuti che sostengono di avere avuto accesso al computer del malcapitato grazie a un «trojan» e di essere in possesso di filmati compromettenti che minacciano di diffondere se il destinatario della mail non pagherà entro pochi giorni un riscatto di 260 euro in bitcoin. Si tratta in realtà di una truffa e la Polizia postale, che nelle ultime ore ha ricevuto in tutti i suoi dipartimenti sparsi per la Penisola decine di segnalazioni e di denunce di potenziali vittime, lancia l’allarme e invita a non pagare: “Attenzione, nulla di tutto ciò è reale – dice il dirigente della Polizia postale di Catania, Marcello La Bella -. E’ un’invenzione dell’autore del reato, elaborata al solo scopo di gettare il destinatario della mail nel panico e indurlo a pagare la somma illecita”

Non è la prima volta che accade. Email dall’analogo contenuto erano state inviate a migliaia di persone nel settembre dello scorso anno. La mail è scritta in un italiano sostanzialmente corretto e, soprattutto, sembra inviata dalla stessa mail del ricevente: “Come avrai notato, ti ho inviato un’email dal tuo account – è scritto nella e-mail dei truffatori -. Ciò significa che ho pieno accesso al tuo account. Ti sto guardando da alcuni mesi. Il fatto è che sei stato infettato da malware attraverso un sito per adulti che hai visitato. Virus Trojan mi dà pieno accesso e controllo su un computer o altro dispositivo. Ciò significa che posso vedere tutto sullo schermo, accendere la videocamera e il microfono, ma non ne sai nulla. Ho anche accesso a tutti i tuoi contatti e tutta la tua corrispondenza”. Un messaggio del genere ovviamente allarma chi lo riceve e c’è chi è tentato dal pagare il «riscatto», peraltro con un ultimatum di 48 ore.

La Polizia postale ribadisce che «è tecnicamente impossibile il fatto che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto, con il solo fatto di aver avuto accesso alla mail, installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati». La Polizia postale invita dunque a «non pagare assolutamente alcun riscatto: l’esperienza maturata dimostra che, persino quando il criminale dispone effettivamente di nostri dati informatici, dargli soldi determina un accanimento nelle richieste estorsive, per ottenere ulteriore denaro». (Fabio Albanese per LaStampa)

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