Condividi

Secondo quanto ricostruito inizialmente Tomala aveva dato segni di escandescenze: la madre si è barricata in una stanza, insieme con l’altra figlia, temendo per la propria incolumità, e ha chiamato la polizia. Nella casa sono così entrati due poliziotti, un sovrintendente e un agente, mentre veniva chiamato un medico per calmare il ragazzo con un trattamento sanitario obbligatorio. Improvvisamente uno dei poliziotti, il sovrintendente 55enne, è stato aggredito e raggiunto da 5 fendenti all’addome. Si viene a sapere ora che sarà rinviato a giudizio l’agente uccise il ragazzo durante un intervento di Tso nella sua abitazione. Il giovane, raggiunto da diversi colpi di pistola, aveva come detto accoltellato cinque volte il collega dell’agente: il poliziotto ha dunque sparato per difenderlo. Il giudice però, nonostante il pericolo e la richiesta di archiviazione del PM, ha preso un’altra decisione. – LEGGI ANCHE: Coltellate al poliziotto, gli amici di Tomalà: “siamo diventati un paese razzista, è colpa di partiti come la Lega”

Il rinvio a giudizio è stato deciso dal GIP che ha respinto la richiesta di archiviazione della procura disponendo l’imputazione coatta. Dell’episodio parla il quotidiano locale genovese IL SECOLO XIX che riprendiamo di seguito.

Il giorno in cui Tomalà venne ucciso, le volanti erano intervenute nell’appartamento di via Borzoli dopo che la madre del ragazzo aveva chiamato il 112 chiedendo un medico perché il figlio aveva un coltello e minacciava di farsi del male. Gli agenti avevano provato a convincerlo a posare l’arma, per farlo poi sedare dal medico. Non riuscendoci avevano spruzzato uno spray al peperoncino ma Tomalà invece di lasciare il coltello aveva colpito i due agenti, ferendone uno in modo grave. (…)  È vero che l’agente che uccise Tomalà «stava temendo per la vita del collega», ma è anche vero che la sua azione «denota notevole imprudenza e imperizia». Lo scrive il giudice  nel dispositivo con cui respinge l’archiviazione per il poliziotto. «Una pur minima professionalità – prosegue il giudice – avrebbe dovuto imporre l’esplosione di un solo colpo e non in direzione di parti vitali».

Secondo la procura, l’agente agì per salvaguardare il collega e per questo aveva chiesto di archiviare l’indagine. (…) Secondo il gip, (…) la pattuglia agì correttamente, ma per l’agente ci fu un eccesso nell’uso legittimo dell’arma. “Tutti i colpi – continua il magistrato – furono diretti in zone vitali e furono esplosi a distanza talmente ravvicinata da consentire, con l’impiego di dovuta diligenza e perizia, una mira pressoché esatta. Il comportamento denota il prevalere di una componente emotiva (…) (per leggere tutta la ricostruzione, andare all’articolo de IlSecolo XIX)

Di seguito tutti gli articoli sulla vicenda

LEGGI ANCHE: Genova. Chi era il giovane che ha accoltellato il poliziotto: “il giorno prima intervennero i Carabinieri
LEGGI ANCHE: Ucciso dopo aver accoltellato un poliziotto: “chiesta l’archiviazione per l’agente che esplose i colpi”
LEGGI ANCHE: Coltellate al poliziotto, gli amici di Tomalà: “siamo diventati un paese razzista, è colpa di partiti come la Lega”
LEGGI ANCHE: Matteo Salvini visita il poliziotto ferito a coltellate: “da padre e ministro sono vicino al poliziotto indagato”
LEGGI ANCHE: Genova. Coltellate al poliziotto, fiaccolata per l’aggressore: “Jeff era buono e altruista”
LEGGI ANCHE: Cinque coltellate al poliziotto, la mamma: “mio figlio era una bravissima persona, voglio giustizia”

Articolo precedenteIl piccolo Silvano travolto e ucciso a 3 anni dal trattore: "Il nonno sconvolto, non lo aveva visto"
Prossimo articoloDirigente medico in permesso per lo zio disabile ma va alle Cayman: licenziata