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trivellatuasorella

L’editoriale – Una pagina con appena 150 like pubblica una vignetta che ottiene un boom di riscontri e condivisioni, ma il creativo responsabile dell’immagine e dello slogan viene allontanato, licenziato in tronco. Non c’è più meritrocrazia in Italia, se chi diffonde un marchio nonostante gli scarsi mezzi e le ancor più scarse possibilità viene giudicato come chi non ha saputo fare il proprio lavoro correttamente.

Il caso, però, è più controverso, perché il creativo rimosso dall’incarico, perlomento stando agli annunci su facebook, è colui che ha inventato lo slogan “Trivella tua sorella”, con tanto di immagine di una donna a quattro zampe pronta a ricevere il “trattamento” da un traliccio che sta in piedi alle sue spalle.

E’ la campagna referendaria anti-trivelle, in un momento in cui uno dei più inutili referendum della storia italiana, quello per l’appunto che chiederà agli italiani se (non) vogliono vietare le trivellazioni sui loro mari, si sta avvicinando ma non sembra (giustamente) destare grande interesse.

Eppure, l’agenzia pugliese Be Shaped, con i suoi 150 like su facebook, è riuscita a trovare qualcosa di virale che potesse risvegliare le coscienze ed aprire un lungo dibattito. Lo slogan, per l’appunto, “Trivella tua sorella”.
Politicamente scorretto di sicuro, ma forse anche sessista e poco rispettoso delle donne. Perlomeno è quello che pensano le femministe e alcuni degli utenti che hanno commentato e condiviso l’immagine, rendendola per questo virale, senza dimenticare insulti e invettive nei confronti dei promotori.

Ne è nata una delle polemiche più commoventi e appassionanti di questi ultimi mesi: quella tra i No Triv e le femministe oltranziste, due categorie di persone che normalmente non incutono simpatia né desiderio di schierarsi per loro. Non a caso, gli italiani si sono limitati ad assistere divertiti alla sanguinosa polemica, evitando di prendere le parti degli uni o degli altri.
Da un lato i No Triv, rappresentati dall’agenzia di comunicazione pugliese Be Shaped, che prima hanno cercato di giustificare la loro scelta parlando di “messaggio forte che non è stato capito”, dall’altra le femministe che, forti di un discreto esercito di commentatori indignati, hanno tentato la prova di forza con la solita gogna da social network. Hanno vinto queste ultime, come l’esito finale dimostra.

La giustificazione del “messaggio non correttamente recepito” non ha retto. Secondo Be Shaped la campagna avrebbe dovuto rappresentare una metafora, “i nostri mari violentati come le donne”, quindi “se vuoi bene a tua sorella devi impedirlo”. No, in pochi ci hanno creduto. Trivella tua sorella, con tanto di hashtag, è apparsa come un’offesa gratuita alle donne. E allora cambio di strategia: l’agenzia ha annunciato di aver rimosso il creativo responsabile, cui era stata “troppo frettolosamente” affidata la gestione della pagina, e ha tentato di sostenere che lo slogan fosse stato “ripreso” da altre fonti.
Difficile difendere le proprie scelte quando si è attaccati da ogni parte. Per ora ci ha rimesso solo un creativo, capace di creare una campagna virale sul nulla. Sicuramente ritroverà presto un lavoro.

Sostenitori.info
16 Marzo 2016

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