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E così Trump ha battuto i pugni sul tavolo della Siria, e lo ha fatto lanciando 59 missili e radendo al suolo la base militare da cui sembra sia partito l’attacco aereo che poi è sfociato nella strage di civili con i gas.

Un bombardamento con missili “intelligenti”, che non hanno neanche sfiorato i vicini insediamenti militari russi, né popolazioni civili. Come si usa dire, un intervento devastante ma “chirurgico”, peraltro preannunciato a Putin poco prima che fosse lanciato.

In mattinata il dipartimento di Stato ha reso noto con un comunicato che l’attacco di questa notte è da ritenersi “One-off”, cioè non è in atto prevista una prosecuzione negli attacchi.

E con questa notizia il cerchio si chiude, ed appare chiaro tutto.

La decisione non-interventista in Siria di Obama aveva lasciato di fatto il campo libero a Putin ed all’Iran, con la Turchia dietro le quinte che giocava su tre tavoli diversi contemporaneamente (con l’Europa, con la Russia, ed in proprio contro i curdi).

Ora che Bashar al Assad sembrava prossimo alla vittoria contro i ribelli e contro l’Isis, con l’aiuto determinante della Russia dal cielo, con i suoi micidiali caccia-bombardieri ed i missili dalle navi, e dell’Iran con i reparti di supporto all’esercito regolare siriano, sia gli USA che l’Europa rischiavano di restare solo spettatori nel futuro assetto della regione.
Non era possibile pensare una cosa del genere per gli Stati Uniti, da sempre considerati i “gendarmi del mondo”, e che in Medio Oriente rappresentano, per una scelta di sicurezza, anche Israele e le altre potenze nucleari occidentali.

Ma ancor di più non avrebbe potuto permetterselo Donald Trump, sin dalla sua campagna elettorale presidenziale accusato di intendersela sotto banco con Putin. Ed infatti Trump ha dato subito un segnale di decisionismo militare, battendo 59 micidiali pugni sul tavolo della futura Siria, e facendo ufficialmente infuriare i russi.

Nessuno può più dire che Trump sia compare di Putin, dopo questo attacco ad un alleato di ferro di Putin come Assad.

Ma sottotraccia qualcosa ci fa capire che non si sia proprio interrotto il filo di dialogo tra le due superpotenze mondiali.

Si è saputo subito, infatti, che i vertici militari russi sono stati preventivamente avvisati dell’attacco, e forse proprio per questo, nonostante la tempesta di fuoco sulla base aerea, ci sarebbero state veramente pochissime vittime. Inoltre il dipartimento di Stato americano ci ha tenuto sin dalle prime ore della mattina a specificare che si è trattato di un’azione isolata e che non è previsto nessun tipo di azione militare successiva, anche se le navi che hanno lanciato i missili sono state subito rifornite di nuovi micidiali missili Cruise e Tomawok.

Il che ci fa capire che Trump è uno “yankee” pronto a mettere mano alla pistola per difendere i propri interessi, come tutti gli americani, ma non è scemo.

Giovanni Pecora

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