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Non si è stupita la Guardia di finanza quando, entrando nella casa di Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini ha trovato la cassaforte vuota e nessun documento. La cosa che li ha colpiti però era un sacco nero della spazzatura pieno di carte triturato con un messaggio-sberleffo: un fiocco regalo verde (come i baschi usati dai finanzieri). Uno sfregio lasciato dall’indagato – che da dicembre si è trasferito negli Emirati Arabi come altri famosi latitanti – che ora riporta il Corriere della Sera – può diventare elemento di valutazione in un’inchiesta penale.

Anche a casa della sorella Elisabetta e Fini non è stato trovato nulla di rilevante per le indagini. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i legami tra Corallo, il re delle slot machine, e la verità sugli affari da centinaia di milioni di euro l’anno (resi possibili dalle concessioni statali sui videogiochi non ancora revocate) e la famiglia imparentata con l’ex vicepresidente del Consiglio che aveva rapporti pregressi con Corallo ed è stato il tramite dei legami con i Tulliani, in seguito destinatari di versamenti per milioni di euro da parte dell’ imprenditore. “Una ipotesi di contiguità affaristica”, scrive il giudice D’Alessandro nell’ordinanza di sequestro preventivo dei beni, “tra soggetti legati personalmente a un uomo politico, con un ruolo estremamente significativo nella maggioranza di governo, e un’ impresa dedita a un’ attività redditizia ma patogena, e al riciclaggio internazionale”.

Roma, 16 febbraio 2017
fonte liberoquotidiano

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