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“Purtroppo il tamoxifene è associato a un aumentato rischio di tumore dell’endometrio, la parte interna dell’utero, e a tromboembolia venosa oltre che alla comparsa di sintomi della menopausa che possono portare all’interruzione del trattamento – spiega De Censi -. I dati del nostro studio TAM-01, che ha coinvolto 500 pazienti in 14 centri italiani, dimostrano che basse dosi di tamoxifene pari a 5 mg al giorno per 3 anni, dimezzano il rischio di recidiva e riducono del 75% i nuovi tumori all’altra mammella rispetto al placebo. Un risultato che è sovrapponibile a quello che si ottiene con il dosaggio a 20 mg. si ha una riduzione statisticamente significativa degli eventi avversi seri”.

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Sulla base di questi risultati, De Censi punta ad avviare un nuovo studio per la prevenzione primaria nelle donne a rischio aumentato: “Confidiamo che un trattamento con 5 mg al giorno di tamoxifene possa rivelarsi un’opportunità di prevenzione primaria anche nelle donne sane che hanno un alto rischio di sviluppare un tumore al seno, comprese le donne con mutazione di BRCA, quello conosciuto come il gene di Angelina Jolie”, conclude De Censi.

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