Tunisia: rimandato il voto di fiducia al nuovo governo

L’esecutivo guidato dal premier Habib Essid non ha ancora i voti necessari per garantirsi la maggioranza assoluta in parlamento. Se dovessero fallire anche le prossime trattative tra Nidaa Tounes e gli altri partiti, il presidente Essebsi potrebbe decidere di affidare il mandato a un’altra figura

Tunisia: rimandato il voto di fiducia al nuovo governo

28 Gennaio 2015 – In Tunisia attende ancora il voto di fiducia in parlamento la nuova squadra di governo formata nelle ultime tre settimane e presentata il 23 gennaio da Habib Essid, il primo ministro incaricato dal presidente Beji Caid Essebsi a inizio anno.

Del nuovo esecutivo fanno parte 22 ministeri (più altri senza portafoglio), scelti per la creazione di un governo che dovrà essere “di tutti i tunisini e di tutte le tunisine”, come hanno affermato in più occasioni i vertici di Nidaa Tounes, il partito del presidente Essebsi che ha vinto le elezioni legislative di ottobre.

Nella formazione dell’esecutivo Nidaa Tounes ha però deluso le aspettative di quei partiti politici e di quegli esponenti della società civile che avevano preso parte alle consultazioni. L’unica formazione a potersi ritenere soddisfatta è l’UPL (Unione Patriottica Libera) di Slim Riahi, che ha ottenuto tre ministeri (Turismo, Investimenti e Cooperazione, Sport). La nomina di Najib Derouich, uno dei suoi esponenti, alla guida del ministero per gli Investimenti ha però suscitato non poche polemiche per il timore di un possibile conflitto di interessi. Derouich è infatti un ex dirigente di società appartenenti a Riahi. Così come è stata contestata anche la scelta per gli Interni di Najem Gharsalli, ritenuto troppo vicino all’ex presidente Ben Ali.

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Critiche sono arrivate anche da Ennahda, che non presenta propri esponenti nel nuovo goveno. Il partito islamista più importante della Tunisia ha criticato la decisione di Nidaa Tounes di non voler collaborare per la formazione di un governo di consenso nazionale, come molte forze politiche e della società civile avevano invece chiesto dopo le elezioni.

Singolare, inoltre, la scelta di Nidaa Tounes, partito liberale, di inserire nel governo sette figure notoriamente vicine all’estrema sinistra a discapito dei membri di un partito più vicino sul piano dell’ideologia politica come Afek Tounes. Critiche sono state espresse, infine, anche dal Fronte Popolare, dal partito Al Moubadara e da Houcine Abassi, segretario generale dell’Unione Tunisina del Lavoro (UGTT), il quale ha evidenziato una “eccessiva mancanza di rappresentanti” dei partiti eletti alle ultime legislative considerato che l’esecutivo è formato in larga maggioranza da indipendenti.

Il dissenso di tutte le forze di opposizione ha così impedito lo svolgimento della sessione indetta per il 26 gennaio per il voto di fiducia al nuovo governo. Il premier Essid ha perciò dovuto riprendere le consultazioni poiché gli 86 seggi di Nidaa Tounes, più i 16 dell’UPL e quelli di alcuni deputati indipendenti, non bastano al suo esecutivo per ottenere la maggioranza assoluta. Per trovare i numeri ha a disposizione solo un’altra settimana. Il 5 febbraio scadono infatti i 30 giorni concessi dal mandato costituzionale per la formazione del governo. Nel caso in cui non dovesse riuscirci, il presidente Essebsi potrebbe decidere di prendere in mano la situazione affidando a un’altra figura l’incarico di primo ministro.

di Marta Pranzetti

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