Uccise a calci e pugni il figlio di due anni, dovrà rispondere anche di tortura. E’ il primo caso in Italia

E’ accusato di tortura per avere colpito con “calci e pugni” e provocato “almeno tre bruciature con una sigaretta accesa”. Così si legge nella chiusura delle indagini sul caso del piccolo Mehemed, il bimbo di appena due anni ucciso dal padre, Alija Hrusic, di origini croate, che secondo il Pm gli aveva anche ustionato i piedini “con una fiamma viva”. Nell’inchiesta, la moglie del 25enne è stata scagionata ed è con gli altri due figli parte offesa, anche lei maltrattata dal marito.

Un reato, quello di tortura, che finora non era mai stato contestato nell’ambito domestico di violenze in famiglia, nel nostro paese. Quella notte il croato, sotto l’effetto della droga, si sarebbe trasformato in un vero e proprio aguzzino, avventandosi sul piccolo Mehmed. La mamma aveva riferito agli inquirenti di avere provato a fermare il marito ma di non esserci riuscita, costretta ad assistere impotente alla morte del figlio.

I fatti – Il delitto è avvenuto in via Ricciarelli, zona San Siro. Per tutta la notte e per i due giorni precedenti il bimbo aveva subito le violenze del padre: calci e pugni, anche al volto e alla testa. Poi le bruciature con la sigaretta accesa e con una fiamma viva, forse quella di un accendino. Il pm ha anche contestato l’aggravante di avere agito “con crudeltà verso il bambino, per motivi futili, visto che il piccolo, lasciato senza pannolino, si era sporcato”. In quella notte dell’orrore, l’uomo non riusciva a dormire e come da lui stesso riferito al giudice si era alzato e aveva massacrato di botte il bimbo, forse perché il piccolo s’era messo a piangere. La moglie di Hrusic, risulta invece parte offesa così come gli altri due figli, anche loro maltrattati dal padre.padrone. La donna, che era incinta al quarto mese la notte dell’omicidio, è stata scagionata.



Potrebbero interessarti anche