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“Oggi sarà una giornata storica, epocale, per l’astronomia e la scienza in generale. Oggi verrà infatti resa pubblica la prima immagine REALE di un buco nero, e non un buco nero qualunque, ma proprio di Sagittarius A*, ovvero il buco nero della massa di quattro milioni di volte il nostro Sole, che si trova al centro della nostra Via Lattea a 26.000 anni luce di distanza” così scrive lo scrittore Alessandro Vietti sulla propria pagina Facebook

“Lo straordinario risultato è stato raggiunto grazie all’incredibile lavoro congiunto dell’Event Horizon Telescope (EHT) e del Global mm-VLBI Array (GMVA), non singoli strumenti, ma un insieme di radiotelescopi posizionati in vari punti del globo (Cile, Arizona, Messico, Francia, Spagna, Hawaii, Polo Sud ecc.), che hanno funzionato in maniera combinata per aumentare le loro capacità risolutive, agendo come un unico telescopio grande come la Terra stessa. Le osservazioni di cui vedremo oggi il risultato risalgono al 2017, ma la quantità di dati raccolti è stata talmente elevata (si parla di una quantità dell’ordine di molti petabyte!), che sono stati necessari due anni per processarli”

La notizia è stata diffusa da numerosi media. Alle 15 infatti sei conferenze stampa internazionali mostreranno “la foto del secolo” tenuta finora segretissima. “Ci si attende di vedere la linea dell’orizzonte degli eventi” scrive Repubblica “la distorsione dello spaziotempo e testare, per la prima volta, la Relatività generale di Einstein in un laboratorio di fisica così estremo. All’osservazione hanno partecipato otto radiotelescopi di tutto il mondo”

“Le aspettative sono altissime. È il sogno di ogni astrofisico, appassionato, o semplicemente amante del cinema di fantascienza. Quello di vedere finalmente il ‘confine’ dello spazio e del tempo, la linea dell’orizzonte degli eventi oltre la quale c’è solo il buio, tutto sparisce, inghiottito da una forza gravitazionale irresistibile, anche la luce. A emettere luce saranno, probabilmente, solo i gas che lo circondano, che si accendono proprio a causa della grandissima attrazione gravitazionale. Ma forse la risposta più attesa sarà quella sulla teoria della Relatività generale di Einstein. Osservare cioè come, un oggetto così massiccio, deforma lo spaziotempo attorno a sé, piega la luce di tutto ciò che lo circonda e l’immagine di quello che sta sullo sfondo. La Relatività finora è riuscita a spiegare tutto quello che vediamo accadere nell’Universo, ma non è mai stata testata in un ‘laboratorio’ così estremo. Trovare delle ‘crepe’ potrebbe significare dover cercare nuove formule, una nuova fisica, superando l’eredità di Einstein che ha retto per più di un secolo.”

Di seguito potrai seguire la diretta

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