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L’imprenditore napoletano aveva denunciato il pizzo imposto dai clan ai suoi negozi. Lo avevamo incontrato con Gaetano Pecoraro, ma le minacce non si erano interrotte. E pochi giorni fa gli arriva un segnale inequivocabile

Una busta anonima lasciata sulla maniglia della porta di casa. Al suo interno, legata con dello spago, una lingua di un povero animale. Un segnale chiarissimo, un invito a stare zitto. Ma lui, il destinatario di quell’invito mafioso, non ha nessuna intenzione di stare zitto! Salgono a dieci le minacce che Luigi Leonardi. Ora, dopo questa nuova provocazione, è deciso ad avviare uno sciopero della fame davanti a Montecitorio, a Roma, per chiedere innanzitutto che venga rafforzato il dispositivo di sicurezza attorno alla sua persona.

Il programma Le Iene aveva raccontato la storia di Luigi Leonardi nel febbraio 2016 con Gaetano Pecoraro. Imprenditore napoletano nel settore dell’illuminazione, Luigi ha avuto il coraggio di opporsi alla camorra, denunciando le estorsioni subite durante gli anni. “Tutto è iniziato nel 2001, nel mio negozio di Nola. Tre personaggi sono entrati e mi hanno chiesto 500 euro per ogni saracinesca. In più dovevo dare 1.500 euro a Pasqua, Natale e Ferragosto”. Luigi si rifiuta di pagare. Così, quando esce dal negozio, qualcuno gli taglia la strada e lui finisce in ospedale e affronta tre interventi. “Quando sono tornato al lavoro sono arrivate nuove richieste di denaro sugli altri negozi che avevo. Feci un errore: decisi di pagare per togliermeli di torno”. Ma la situazione peggiora. Racconta alle Iene “Continuavano a venire e prendere la busta con i soldi, e io pagavo”. Ma a un certo punto Luigi non ce la fa più e denuncia diversi clan, portando all’arresto di molte persone. Il pm attua immediatamente la richiesta alla Commissione centrale per l’adozione del piano di protezione. Ma dopo mesi, Luigi stava ancora aspettando una scorta. Fino al nostro arrivo.

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Gaetano Pecoraro, nel servizio della trasmssione di Mediaset va non solo alla prefettura di Caserta, ma anche dal viceministro degli Interni Filippo Bubbico, chiedendo come fosse possibile che, con le persone che aveva fatto condannare in primo grado a piede libero, Luigi fosse ancora senza scorta. Dopo 24 ore dalla messa in onda del nostro servizio, Luigi riceve una telefonata dai carabinieri: “Mi hanno detto che avrò una scorta di quarto livello, auto con due carabinieri a bordo”. Luigi entra nel programma di protezione come testimone il 10 febbraio 2016, e sotto scorta si sente finalmente, dopo anni, al sicuro.

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