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Ma, dopo qualche mese, arriva una brutta sorpresa. “Il ministero dell’Interno decide di modificare il mio status da testimone di giustizia a collaboratore”, spiega Luigi. Così, anziché essere riconosciuto come cittadino incensurato che ha testimoniato denunciando la mafia, viene di fatto considerato un “pentito”, con un passato o un qualche legame con un’organizzazione criminale. Era il 2016 e ancora oggi l’imprenditore sta aspettando una risposta dal ministero degli Interni. “Ho fatto ricorso al Tar e al Consiglio di Stato”, ci spiega quando lo contattiamo telefonicamente. “È stata messa in dubbio la mia attendibilità”. Le persone indicate da Luigi nel secondo processo vengono assolte. “Aspetto l’appello per dimostrare che ho ragione. Tra le motivazioni del cambio di status c’è anche che ho una parentela di quarto grado con un delinquente. Quindi per loro sono un delinquente anch’io?”.

Oggi, a oltre due anni di distanza, Luigi sta ancora aspettando risposte. Così, decide di rivolgersi direttamente al nuovo ministro degli Interni, Matteo Salvini: “Voglio che la mia posizione venga chiarita. Se sono un testimone va bene, ma se sono un collaboratore mi devono arrestare, devono dirmi di che clan ho fatto parte, quali estorsioni ho compiuto. Che facciano un’indagine su di me. Ho mandato in galera tantissime persone, ho aiutato la giustizia”. Nel frattempo, Luigi decide di uscire dal programma di protezione: “Ho sempre la scorta, sono un cittadino sottoposto a tutele. Ma non voglio essere un collaboratore di giustizia. Delle due l’una: o sono una persona onesta o sono un delinquente. La cosa che mi dispiace di più è che chi conosce la mia storia si chiede chi me l’ha fatto fare di denunciare. E qualche volta me lo chiedo anch’io. Però poi, quando vado nelle scuole a parlare, tanti ragazzi mi dicono che sono un esempio. È questa responsabilità che mi fa andare avanti. Ma anche lo Stato mi deve dare un cenno: voglio giustizia”.

“Io non voglio più essere un eroe – spiega Luigi – non voglio più essere un esempio singolo da seguire, io sono un cittadino, sono un uomo, sono un italiano e come italiano pretendo delle risposte”. E per ottenerle, quelle risposte, Luigi lunedì sarà davanti a Montecitorio per iniziare lo sciopero della fame. E voi ci sarete, per testimoniargli che siete con lui nella sua battaglia per la verità?

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