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Il Sistema solare – e con esso la Terra – in questo istante viene bombardato da un imponente flusso di materia oscura che viaggia alla velocità di 500 chilometri al secondo. Ma non possiamo né osservare né sentire gli effetti di un simile evento; del resto è nella natura della materia oscura essere “inafferrabile”, ma sappiamo che essa esiste e possiamo misurarne alcune delle interazioni. È proprio attraverso sofisticati calcoli che un team di ricerca guidato da astrofisici dell’Università di Saragozza (Spagna) ha ipotizzato l’esistenza dell’“uragano” di materia oscura in rotta col nostro Sistema, grazie al quale aumentano anche le possibilità di effettuare rilevazioni dirette. Ma procediamo con ordine.

La materia oscura, che assieme all’energia oscura dovrebbe costituire circa l’86-90 percento della massa dell’Universo, è una componente della materia rilevabile solo attraverso i fenomeni gravitazionali: non possiamo rivelarla poiché non emette radiazione elettromagnetica, ecco perché è “oscura”. Sappiamo che esiste perché influenza i moti di stelle e galassie; in pratica, questi oggetti celesti sono troppo veloci per la quantità di massa che possiamo osservare, dunque deve esserci una forza misteriosa che le attrae gravitazionalmente. La materia oscura, appunto.

LO STUDIO

È attraverso lo studio di questi moti che coinvolgono stelle e galassie che è stata ipotizzata la presenza di questa “tempesta” di materia oscura contro il Sistema solare. Lo scorso anno, grazie ai dati della missione Gaia, gli scienziati hanno intercettato un flusso (o corrente) stellare chiamato S1; in si tratta dei resti di una galassia nana “divorata” dalla Via Lattea – la nostra galassia – tanto tempo fa. Si differenzia da altri flussi scoperti in precedenza perché è diretto proprio verso il Sistema solare. Come ogni altra corrente stellare ha in dote la sua dose di materia oscura, responsabile del “bombardamento”.

Gli scienziati guidati dal fisico teorico Ciaran O’Hare hanno calcolato sulla base dei dati disponibili la distribuzione e la densità delle particelle di materia oscura; manca solo uno strumento in grado di rilevarle, dato che si stima siano 500 milioni di volte più “leggere” degli elettroni. In presenza di un forte campo magnetico è possibile che queste particelle possano essere convertite in fotoni, e dunque venir intercettate dagli studiosi. L’esperimento Axion Dark Matter messo a punto da studiosi dell’Università di Washington potrebbe essere il primo a rilevarle. La presenza di questo flusso rappresenta comunque uno stimolo per gli studiosi a migliorare la tecnologia di rilevazione. I dettagli della ricerca spagnola sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Physical Review D.

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