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greenNew York, 19 febbraio 2014 – Steven Green, l’ex soldato americano condannato cinque anni fa per la strage di una famiglia in Iraq e’ morto suicida in carcere. 28 anni di Midland in Texas, l’ex militare, trovato privo di conoscenza in una cella di una prigione federale a Tucson in Arizona, e’ morto due giorni dopo. Altri tre soldati protagonisti dell’efferato atto di violenza nella casa della famiglia al Janabi vicino a un checkpoint a Mahmoudya sono stati condannati a lunghe pene detentive che scontano nella prigione militare di Leavenworth in Kansas. Potranno chiedere la liberta’ sulla parola nel 2015. Mahmoudya era stato un massacro dettato da noia e da vendetta, per non lasciare testimoni vivi. Dei quattro era stato Green, condannato nel 2009 a vari ergastoli, uno per ciascuno delle sue vittime, ad aprire il fuoco sulla famiglia dopo essere stato il terzo soldato a stuprare la 14enne Abeer Qassim al Janabi. Durante il processo era stato ricostruito come Green e gli altri tre, dopo un pomeriggio trascorso a giocare a carte, a bere alcol e a parlare di sesso, avessero deciso di stuprare l’adolescente che avevano notato altre volte in passato mentre sorvegliavano un posto di blocco. Vestiti in abiti civili neri, i militari avevano fatto irruzione nella casa uccidendo i genitori e la sorellina di Abeer per poi violentare a turno la ragazza, che Green aveva poi ucciso a colpi di AK-47, sparandole in faccia e poi bruciando il corpo. Il fattaccio risale al 2006. Una giuria del Kentucky, la stessa che lo aveva riconosciuto colpevole, non era riuscita a mettersi d’accordo tre anni dopo se l’imputato meritasse l’esecuzione. Ogni condanna a morte deve essere frutto del parere unanime dei giurati. Durante il processo in un tribunale civile, perche’ il caso era venuto in luce quando lui aveva gia” lasciato l’esercito, gli avvocati avevano cercato di mettere sotto accusa il Pentagono asserendo che l’unita’ del soldato, colpita da numerose perdite, era sottoposta ad intenso stress al punto da essere giudicata “incapace di combattere” dagli esperti incaricati di valutare la situazione, che erano rimasti colpiti dalla mancanza di disciplina e dal risentimento mostrati dalla unita’. I legali avevano inoltre sottolineato che Green, con gravi problemi di alcol e di droga, non avrebbe mai dovuto vestire la divisa soprattutto dopo avere fallito i test che lo mostravano troppo impulsivo. Ne’ avrebbe dovuto essere inviato in Iraq, dove aveva presto mostrato segni di squilibrio mentale. (ANSA).

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