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Il reato di diffamazione viene compiuto anche se si parla con singole persone in almeno due occasioni; le riprese della telecamera di videosorveglianza sono una valida prova. Ne parla La Legge per tutti

Le leggi sono, per loro stessa natura, generali e astratte: si rivolgono cioè a tutti, a prescindere dagli ambienti e dalle condizioni. Tuttavia, spesso, la conoscenza che di esse ha il cittadino comune è casistica: questi ne immagina l’applicazione solo per determinate situazioni e non pensa invece che potrebbero avere effetti anche in altre, in apparenza del tutto differenti. Uno degli esempi più classici è il reato di diffamazione che spesso si compie senza neanche saperlo.

Tradotto dal linguaggio giuridico a quello comune, diffamazione significa «parlare male di qualcuno alle spalle» con più persone. Non bisogna però essere per forza su un palco davanti a centinaia di persone, ospiti in una trasmissione televisiva o con la penna in mano a scrivere un articolo di giornale perché ci sia la “pluralità del destinatari” della frase infamante: bastano anche solo due persone.

E non è tutto. Secondo la giurisprudenza si può essere ugualmente puniti per diffamazione quando si sparla di qualcuno in momenti diversi: oggi con una persona, domani con un’altra, dopodomani con un’altra ancora.

In buona sostanza non è necessario che la pluralità di persone sia presente nello stesso istante, ma può essere raggiunta in occasioni differenti. Succede, ad esempio, spesso in ambito condominiale: parlare male del vicino di casa è reato. Ma lo stesso vale nei confronti dell’amministratore e di chiunque altro.

Quante volte sul pianerottolo di casa ti sei fermato a parlare con un amico confidando alcuni giudizi personali – e magari avventati – nei confronti di un altro? E poi hai ripetuto le stesse frasi a un altro vicino? Ecco, già facendo così hai commesso una diffamazione.

Ma siccome la diffamazione è un reato perseguibile solo se la vittima sporge querela nei tuoi confronti (non si può cioè procedere d’ufficio) è necessario che questa lo venga a sapere e che, quindi, in un modo o nell’altro, qualcuno glielo vada a dire. A meno che tu non sia così sprovveduto dal parlare male del vicino di casa davanti alla telecamera di videosorveglianza condominiale.

Già, perché secondo una recente sentenza della Cassazione [1], le riprese sono utilizzabili nel corso del procedimento penale e possono essere acquisite senza bisogno di particolari cautele e precauzioni.

Non può parlarsi di violazione della privacy visto che l’androne dell’edificio è un luogo aperto al pubblico: può accedervi un numero indeterminato di persone; per cui, chi parla e sparla deve sapere che corre il rischio di essere registrato o ripreso. È proprio il caso di dirlo: incastrato dalle telecamere che dovevano invece servire a tutelare il condominio dai ladri.

La questione è: si possono utilizzare le riprese video effettuate in luoghi come l’ingresso di un’abitazione? Sì, secondo la Cassazione che fa alcune puntualizzazioni in merito al concetto di «luoghi aperti al pubblico» in riferimento all’installazione delle telecamere.

In relazione alla qualificazione come «luogo aperto al pubblico dell’ambiente inquadrato dalla telecamera installata sulla porta di ingresso dell’abitazione della persona offesa, ossia l’androne condominiale, il portone di ingresso dello stabile, il vano contatori e l’ingresso dell’ascensore, va ricordato che si deve intendere per luogo aperto al pubblico, quello al quale chiunque può accedere a determinate condizioni, o quello frequentabile da un’intera categoria di persone o comunque da un numero indeterminato di soggetti che abbiano la possibilità giuridica e pratica di accedervi senza legittima opposizione di chi sul luogo esercita un potere di fatto o di diritto».

Sono, dunque, utilizzabili le videoriprese effettuate in questi luoghi, anche «al di fuori e prima dell’instaurazione del procedimento penale [2]».

Risultati immagini per vicino di casa

A questo punto possiamo tornare al problema da cui siamo partiti: parlare male del vicino di casa è reato di diffamazione, anche se ciò avviene in momenti e contesti differenti. Basta diffondere i propri giudizi dispregiativi a due sole persone per commettere l’illecito penale.

Certo, il vicino offeso deve avere la prova del reato e se anche riceve la confidenza da un solo soggetto non è ancora nella condizione di procedere alla denuncia: come detto, infatti, per la diffamazione servono almeno due destinatari della frase. Nel caso deciso dalla Cassazione la telecamera della videosorveglianza ha completato il cerchio.

È ancor più ricorrente il parlare male dell’amministratore di condominio. Qui il reato si inserisce solo quando i giudizi sono sulla persona e non sull’operato. Tanto per fare un esempio, non è vietato dire ai vicini di casa «L’amministratore ha sbagliato tutti i conteggi; l’amministratore non si fa mai sentire, non risponde al telefono e se ne infischia del condominio»; ma lo è dire «È un ladro», «è in malafede», «è un incompetente»: queste sono valutazioni personali sulla moralità della vittima che invece la norma penale intende tutelare contro gli altrui abusi.

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