VIDEO: IRRUZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA, LE IMMAGINI DEGLI ARRESTI

Nel corso dell’indagine è risultato come il L. V., avvalendosi dell’apporto qualificato di uomini di sua fiducia quali P. D. D. e F. L. gestisse numerose attività economiche, rappresentate da diverse società di noleggio di apparecchi da gioco e scommesse, da una sala giochi, da un distributore di carburanti, da una rivendita di generi di monopolio e come avesse la disponibilità di numerosi immobili, tutti formalmente intestati a familiari (quali la moglie G. M.) e a terze persone compiacenti, tra cu i A. S., G. M. e F. B., al fine di scongiurare il rischio di essere colpito da provvedimenti giudiziari di sequestro e confisca.

Gli interessi illeciti nel lucroso settore del noleggio e della gestione di centinaia di apparecchi da gioco da parte di ditte a lui riconducibili hanno fatto assumere nel tempo una notevole posizione nel mercato di Messina e provincia, consentendo al L. V. di accumulare ingenti somme di denaro “in nero ”, messe a disposizione della cosca di appartenenza per le più disparate finalità illecite.

In proposito , le Fiamme Gialle durante le investigazioni hanno sequestrato 159 di tali macchine e 369 schede elettroniche, la metà delle quali, a seguito di perizie effettuate da consulente tecnico della Procura, sono risultate essere state alterate per ridurre le probabilità di vincita.

L’ufficio all’interno del distributore di carburante posto nelle immediate adiacenze del bar di proprietà costituiva una vera e propria “cassa continua” dell’organizzazione.

A dimostrazione della notevole liquidità raccolta con la fiorente gestione delle attività illecite nel settore delle video slot è significativo che nel corso di una perquisizione eseguita dalla Guardia di Finanza, all’interno di una botola ubicata nella cabina del distributore, siano stati sottoposti a sequestro oltre 140 mila euro in contanti.

In tale circostanza, è stato rinvenuto anche un “libro mastro” ove erano annotati, con cadenza mensile, i guadagni, pari ad oltre 1.800.000 euro, che la cosca era riuscita ad incassare, in contanti, in circa sei anni, attr averso l’attività di noleggio di una parte degli apparecchi illegali.

In un’altra circostanza A. T. si rivolgeva a F. L. chiedendogli 10.000 euro in contanti in brevissimo tempo.

La consegna avveniva dopo pochi minuti previa interloc uzione con il L. V. che, dopo avere chiesto a L. se i soldi servissero a T. ordinava di dare immediatamente il contante richiesto. La “base operativa” dell’organizzazione era costituita da un bar di proprietà, luogo ritenuto sicuro per lo svolgimento di affari illeciti, riunioni e rapporti riservati tra l’indagato e soggetti pregiudicati per reati associativi di stampo mafioso ed in materia di stupefacenti (quali i fratelli A. e S. T. e G. A., fratello di B. – de tenuto), tutti soggetti posti al vertice o comunque riconducibili storicamente al gruppo mafioso operante nel quartiere MANGIALUPI.

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