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Quel ronzio che tormenta le nostre estati. I rimedi naturali per salvarsi. Al sicuro solo il gruppo sanguigno A

QUANDO SI DICE un batter d’ali. Il fatto è che le zanzare, le ali le agitano mille volte al secondo. Pochi sfuggono all’assalto serale, l’ora di caccia prediletta dal popolo delle Culex Pipiens (la specie più diffusa in Italia). Eppure in tanti se la cavano. Ma perché c’è chi esce indenne dalla notte vampiresca? Per varie ragioni. La prima è una questione di scelta. Se nella stessa camera convivono in due, di sicuro ce n’è uno che la fa franca, o quasi. Mentre l’umano più appetitoso dovrà soccombere.

Innanzitutto alla stilettata della puntura cerca- sangue, poi all’inoculazione della saliva dell’animale che fa da anticoagulante e, subito dopo, all’estrazione della modica quantità, tra 2 e 5 microlitri del nostro sangue. Insomma, un sistema ben collaudato, quello delle zanzare femmine, le sole che pungono. Furbe come pochi altri insetti (se intuiscono la minaccia della controffensiva schiaffo mortale), guidate da occhi e olfatto, sono attratte da colori scuri e odori particolari. Come quelli che provengono dalle sostanze secrete dalla nostra pelle, ancor più se sudata. Dall’anidride carbonica all’acido lattico, di cui sono ghiotte.

E non è tutto. Secondo una ricerca di tre anni fa dello Smithsonian Institute di Washington, nella selezione della preda conta anche il gruppo sanguigno. Zero, seguito dal tipo B, fa più gola degli altri, mentre A non se lo fila nessuna zanzara. E, sempre nella scheda del profilo ideale, compaiono la temperatura del corpo (le donne in gravidanza, in genere, emanano più calore) e chi beve birra a gogò.

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